
Stefano Belli
Stefano Belli nasce il 6 gennaio 1911 a Monza. Si trasferisce a Sesto San Giovanni dove abitava con moglie e figlia e lavora alla Falck Concordia come aggiustatore filettatore. Fa parte del Comitato di Liberazione Nazionale Falck e si adopera soprattutto nella propaganda e diffusione di volantini contro il Fascismo.
Viene arrestato il 27 marzo 1944 a seguito degli scioperi a cui aveva partecipato attivamente e incarcerato a San Vittore. Trasferito alla Caserma
Umberto I di Bergamo, il 5 aprile fu caricato sui vagoni diretti ai Lager. Il 31 marzo, infatti, i nazisti del reparto del carcere redigono lo “Strikertransport” ossia l’elenco di tutti gli scioperanti arrestati da inviare nei campi di concentramento nazisti.
L’8 aprile 1944, insieme ad altri 611 deportati arriva a Mauthausen, “lager di III categoria, per detenuti per misure di pubblica sicurezza, gravemente indiziati, incorreggibili, pregiudicati e asociali, difficilmente suscettibili di rieducazione” ovvero lager senza ritorno: lavoro spietato fino allo stremo delle forze. Stefano è immatricolato col numero 61556 e classificato Schutzhaft, ossia prigioniero politico con un mandato di arresto per motivi di sicurezza. Il 4 maggio viene assegnato al sottocampo di Gusen II, uno dei più grandi campi satelliti di Mauthausen, dove i deportati scavano gallerie sotterranee all’interno delle quali i nazisti collocano le fabbriche che devono costruire i primi aerei a reazione Me 262. Questo durissimo lavoro provoca a Gusen una mortalità elevatissima tanto da essere soprannominato dai nostri deportati “la tomba degli italiani”. Non si conoscono le cause della morte di Stefano, che è registrata il 5 maggio 1945, giorno della liberazione del Lager da parte delle truppe americane.
Viene arrestato il 27 marzo 1944 a seguito degli scioperi a cui aveva partecipato attivamente e incarcerato a San Vittore. Trasferito alla Caserma
Umberto I di Bergamo, il 5 aprile fu caricato sui vagoni diretti ai Lager. Il 31 marzo, infatti, i nazisti del reparto del carcere redigono lo “Strikertransport” ossia l’elenco di tutti gli scioperanti arrestati da inviare nei campi di concentramento nazisti.
L’8 aprile 1944, insieme ad altri 611 deportati arriva a Mauthausen, “lager di III categoria, per detenuti per misure di pubblica sicurezza, gravemente indiziati, incorreggibili, pregiudicati e asociali, difficilmente suscettibili di rieducazione” ovvero lager senza ritorno: lavoro spietato fino allo stremo delle forze. Stefano è immatricolato col numero 61556 e classificato Schutzhaft, ossia prigioniero politico con un mandato di arresto per motivi di sicurezza. Il 4 maggio viene assegnato al sottocampo di Gusen II, uno dei più grandi campi satelliti di Mauthausen, dove i deportati scavano gallerie sotterranee all’interno delle quali i nazisti collocano le fabbriche che devono costruire i primi aerei a reazione Me 262. Questo durissimo lavoro provoca a Gusen una mortalità elevatissima tanto da essere soprannominato dai nostri deportati “la tomba degli italiani”. Non si conoscono le cause della morte di Stefano, che è registrata il 5 maggio 1945, giorno della liberazione del Lager da parte delle truppe americane.