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Severino Fratus
Nato a Brescia nel 1891, si trasferì a Sesto San Giovanni attratto dallo sviluppo industriale della città o forse preferì cambiare residenza a causa
delle sue idee socialiste.
Coniugato con Angela Capelli, era padre di tre figli. Lavorava nella IV sezione della Breda come attrezzista, un lavoro molto utile nel corso della
Resistenza: l’attrezzista, passando da un tornio all’altro, aveva la possibilità di tenere i contatti con tutti i compagni, di passare le informazioni, di convincere i giovani che erano nati dopo l’avvento del Fascismo e non avevano ancora costruito ideali antifascisti.
Severino apparteneva infatti alla 108a Brigata SAP (Squadre di Azione Patriottica), che organizzava le azioni di sabotaggio alla produzione diretta al Reich, le manifestazioni, e gli scioperi, sempre più ricorrenti dal marzo 1943, intensificandosi soprattutto dopo l’armistizio dell’8 settembre. Fu
arrestato perché sospettato di essere tra gli organizzatori della settimana di scioperi del marzo ’44, che coinvolse tutto il Nord Italia.
Severino venne infatti catturato subito dopo l’inizio dello sciopero, il 2 marzo, nella sua abitazione, dal servizio di sicurezza delle SS.
Immediatamente rinchiuso nelle carceri di San Fedele, poi trasferito a San Vittore, venne inserito nello Streikertransport (trasporto scioperanti) compilato nel braccio tedesco del carcere.
Trasferito il 4 aprile dal carcere a Bergamo, il giorno dopo partì nel vagone piombato verso il campo di Mauthausen dove giunse l’8 aprile. Classificato Triangolo Rosso SchutzHaft (deportato per motivi di sicurezza) numero 61643 e trasferito il 28 aprile nel campo satellite di Gusen, lavorò nella fabbrica Messerschmitt, per la produzione di mitragliatrici e il montaggio di aerei a reazione, certamente scelto sulla base della sua professionalità.
Il 13 marzo 1945 fu ricondotto a Mauthausen, in infermeria, dove sopraggiunse la morte l’8 aprile.
delle sue idee socialiste.
Coniugato con Angela Capelli, era padre di tre figli. Lavorava nella IV sezione della Breda come attrezzista, un lavoro molto utile nel corso della
Resistenza: l’attrezzista, passando da un tornio all’altro, aveva la possibilità di tenere i contatti con tutti i compagni, di passare le informazioni, di convincere i giovani che erano nati dopo l’avvento del Fascismo e non avevano ancora costruito ideali antifascisti.
Severino apparteneva infatti alla 108a Brigata SAP (Squadre di Azione Patriottica), che organizzava le azioni di sabotaggio alla produzione diretta al Reich, le manifestazioni, e gli scioperi, sempre più ricorrenti dal marzo 1943, intensificandosi soprattutto dopo l’armistizio dell’8 settembre. Fu
arrestato perché sospettato di essere tra gli organizzatori della settimana di scioperi del marzo ’44, che coinvolse tutto il Nord Italia.
Severino venne infatti catturato subito dopo l’inizio dello sciopero, il 2 marzo, nella sua abitazione, dal servizio di sicurezza delle SS.
Immediatamente rinchiuso nelle carceri di San Fedele, poi trasferito a San Vittore, venne inserito nello Streikertransport (trasporto scioperanti) compilato nel braccio tedesco del carcere.
Trasferito il 4 aprile dal carcere a Bergamo, il giorno dopo partì nel vagone piombato verso il campo di Mauthausen dove giunse l’8 aprile. Classificato Triangolo Rosso SchutzHaft (deportato per motivi di sicurezza) numero 61643 e trasferito il 28 aprile nel campo satellite di Gusen, lavorò nella fabbrica Messerschmitt, per la produzione di mitragliatrici e il montaggio di aerei a reazione, certamente scelto sulla base della sua professionalità.
Il 13 marzo 1945 fu ricondotto a Mauthausen, in infermeria, dove sopraggiunse la morte l’8 aprile.