
Raffaele Cardellini
Raffaele era nato a Offagna (Ancona) nel 1898 e si era trasferito a Sesto San Giovanni nel 1927, subito dopo il matrimonio con Vittoria Scattaini. La coppia aveva due figlie, la più piccola al momento dell’arresto del padre aveva 8 anni.
Raffaele lavorava come meccanico fuochista di treni presso la Falck Concordia Oman di Sesto San Giovanni. Come tanti operai della Falck, dopo il lavoro frequentava il bar vicino al cinema Dante -oggi chiuso- in via Falck, dove si incontrava con Biffi, Marcanti e Sistieri: quattro amici che condivisero tutto, il lavoro alla Falck, la deportazione e la morte.
Raffaele fu il primo ad essere arrestato: appena uscito dal bar, il 4 marzo 1944, tre giorni dopo l’inizio degli scioperi in tutto il Nord Italia. Dopo un
mese di carcere a San Vittore, venne inviato a Bergamo dove si stava formando un convoglio che raggruppava arrestati da Torino, da Como, da Lecco, da Brescia, da Genova, tutti destinati al Lager di Mauthausen in risposta agli scioperi. Il convoglio arrivò a Mauthausen il 16 aprile e Raffaele fu destinato al terribile sottocampo di Gusen, soprannominato “la tomba degli italiani” dove morirono di fatica e di stenti 1800 italiani.
Gusen si estendeva sottoterra, per decine e decine chilometri, nell’oscurità: nei tunnel lavoravano in condizioni disumane decine di migliaia di deportati, senza riuscire mai vedere la luce del sole, e al suo interno i nazisti cercarono di produrre e sviluppare armamenti per le aziende
Steyr-Daimler-Puch e Messerschmitt.
Raffaele resistette per 7 mesi, infine morì “per scompenso cardiaco e decadimento fisico”.
Raffaele lavorava come meccanico fuochista di treni presso la Falck Concordia Oman di Sesto San Giovanni. Come tanti operai della Falck, dopo il lavoro frequentava il bar vicino al cinema Dante -oggi chiuso- in via Falck, dove si incontrava con Biffi, Marcanti e Sistieri: quattro amici che condivisero tutto, il lavoro alla Falck, la deportazione e la morte.
Raffaele fu il primo ad essere arrestato: appena uscito dal bar, il 4 marzo 1944, tre giorni dopo l’inizio degli scioperi in tutto il Nord Italia. Dopo un
mese di carcere a San Vittore, venne inviato a Bergamo dove si stava formando un convoglio che raggruppava arrestati da Torino, da Como, da Lecco, da Brescia, da Genova, tutti destinati al Lager di Mauthausen in risposta agli scioperi. Il convoglio arrivò a Mauthausen il 16 aprile e Raffaele fu destinato al terribile sottocampo di Gusen, soprannominato “la tomba degli italiani” dove morirono di fatica e di stenti 1800 italiani.
Gusen si estendeva sottoterra, per decine e decine chilometri, nell’oscurità: nei tunnel lavoravano in condizioni disumane decine di migliaia di deportati, senza riuscire mai vedere la luce del sole, e al suo interno i nazisti cercarono di produrre e sviluppare armamenti per le aziende
Steyr-Daimler-Puch e Messerschmitt.
Raffaele resistette per 7 mesi, infine morì “per scompenso cardiaco e decadimento fisico”.