Primo Tortiroli
Primo Tortiroli nasce a Casalbuttano in provincia di Cremona il 6 maggio 1902. Arriva a Sesto San Giovanni nel 1927, lavora alla Breda prima Sezione come tornitore con la qualifica di capo facente funzione.
Sposatosi nel 1930, ha due figli ancora piccoli al momento del suo arresto, il 10 settembre 1943.
Di idee socialiste, viene arrestato in una delle prime retate operate dopo la creazione della Repubblica di Salò, che si accaniva con tutte le persone segnalate alla Questura per le loro idee politiche, avverse al regime fascista.
Lo arrestano i Carabinieri al bar Ravizza di viale Marelli e dopo un passaggio in caserma a Sesto San Giovanni, è inviato a San Vittore per molti mesi, fino al marzo dell’anno successivo, quando molti detenuti sono inviati prima nel campo di raccolta di Fossoli e quindi nel carcere di Bergamo per essere aggregati al gruppo di scioperanti destinati alla deportazione in “Germania”.
Arriva a Mauthausen l’8 aprile 1944, immatricolato col numero 61768 e classificato Schutzhaf, che indica i prigionieri politici, nei confronti dei quali è emesso un mandato di arresto per motivi di sicurezza.
Il 26 aprile è trasferito nel sottocampo di Gusen e assegnato alla ditta Steyr-Daimler-Puch AG, tra i maggiori produttori di armi per il Reich.
Uno degli scopi della deportazione politica da parte del Nazismo è quello di fornire manodopera a bassissimo costo a sostegno della produzione bellica. Le condizioni di vita e di alimentazione oltre che di lavoro causarono la morte di 1700 dei 3000 italiani che a Gusen furono assegnati.
Di Primo non si è saputo più nulla.
La sua morte avvenuta il 19 aprile 1945 per insufficienza cardiaca e polmonite dopo 19 mesi tra carcere e Lager sarà comunicata alla famiglia solo dopo la fine della guerra.
Sposatosi nel 1930, ha due figli ancora piccoli al momento del suo arresto, il 10 settembre 1943.
Di idee socialiste, viene arrestato in una delle prime retate operate dopo la creazione della Repubblica di Salò, che si accaniva con tutte le persone segnalate alla Questura per le loro idee politiche, avverse al regime fascista.
Lo arrestano i Carabinieri al bar Ravizza di viale Marelli e dopo un passaggio in caserma a Sesto San Giovanni, è inviato a San Vittore per molti mesi, fino al marzo dell’anno successivo, quando molti detenuti sono inviati prima nel campo di raccolta di Fossoli e quindi nel carcere di Bergamo per essere aggregati al gruppo di scioperanti destinati alla deportazione in “Germania”.
Arriva a Mauthausen l’8 aprile 1944, immatricolato col numero 61768 e classificato Schutzhaf, che indica i prigionieri politici, nei confronti dei quali è emesso un mandato di arresto per motivi di sicurezza.
Il 26 aprile è trasferito nel sottocampo di Gusen e assegnato alla ditta Steyr-Daimler-Puch AG, tra i maggiori produttori di armi per il Reich.
Uno degli scopi della deportazione politica da parte del Nazismo è quello di fornire manodopera a bassissimo costo a sostegno della produzione bellica. Le condizioni di vita e di alimentazione oltre che di lavoro causarono la morte di 1700 dei 3000 italiani che a Gusen furono assegnati.
Di Primo non si è saputo più nulla.
La sua morte avvenuta il 19 aprile 1945 per insufficienza cardiaca e polmonite dopo 19 mesi tra carcere e Lager sarà comunicata alla famiglia solo dopo la fine della guerra.