
Primo Bulgarelli
Era nato in provincia di Mantova nel 1900, nel fertile territorio ai confini con l’Emilia-Romagna.
Tutta la famiglia (erano 10 figli) si trasferì nel 1928 a Sesto San Giovanni dopo le pesanti vessazioni fasciste sul padre, antifascista della prima ora.
A Sesto il padre avviò una piccola produzione artigianale di cappelli di paglia, i figli più grandi trovarono lavoro, tutti convintamente coinvolti nella Resistenza. Primo fu assunto alla Breda II sezione come falegname modellista, mantenendo i contatti con i compagni del PCdI clandestino; il fratello Giovanni, parrucchiere, nel retro del negozio distribuiva stampa clandestina; la sorella Siviglia faceva la staffetta per i partigiani.
Primo fu arrestato nella notte del 1° marzo 1944, la notte prima dell’inizio degli scioperi: Carabinieri e fascisti in divisa entrarono in casa violentemente e lo trascinarono via mentre dormiva. Rimase un paio di giorni a San Vittore poi fu inviato al campo di Fossoli: la sorella Siviglia cercò di raggiungerlo, ma non poté vederlo. Dopo pochi giorni, l’8 marzo Primo fu caricato su un treno merci per Mauthausen, dove giunse l’11 marzo 1944.
Neanche il tempo di fare la quarantena, il 29 marzo era già stato trasferito a Gusen II, dove la DEST (una società di proprietà delle SS creata
per procurarsi e produrre i materiali da costruzione necessari ai progetti di costruzione statali nella Germania nazista) aveva iniziato a far scavare dai deportati gallerie destinate a mettere al riparo la produzione di armamenti. Il lavoro nelle gallerie era molto logorante: per 12 ore si eseguivano gli scavi senza badare alla sicurezza della mano d’opera, morti e feriti si succedevano giorno dopo giorno.
La forte fibra di Primo riuscì a farlo sopravvivere per 12 mesi, quando la media dei prigionieri aveva una sopravvivenza media di 9 mesi. Morì per
“collasso cardiocircolatorio”, questa la versione ufficiale, il 22 aprile 1945, ma resta il terribile dubbio che in quegli ultimi giorni i deboli, gli ammalati e gli inabili siano stati assassinati in massa col gas.
Tutta la famiglia (erano 10 figli) si trasferì nel 1928 a Sesto San Giovanni dopo le pesanti vessazioni fasciste sul padre, antifascista della prima ora.
A Sesto il padre avviò una piccola produzione artigianale di cappelli di paglia, i figli più grandi trovarono lavoro, tutti convintamente coinvolti nella Resistenza. Primo fu assunto alla Breda II sezione come falegname modellista, mantenendo i contatti con i compagni del PCdI clandestino; il fratello Giovanni, parrucchiere, nel retro del negozio distribuiva stampa clandestina; la sorella Siviglia faceva la staffetta per i partigiani.
Primo fu arrestato nella notte del 1° marzo 1944, la notte prima dell’inizio degli scioperi: Carabinieri e fascisti in divisa entrarono in casa violentemente e lo trascinarono via mentre dormiva. Rimase un paio di giorni a San Vittore poi fu inviato al campo di Fossoli: la sorella Siviglia cercò di raggiungerlo, ma non poté vederlo. Dopo pochi giorni, l’8 marzo Primo fu caricato su un treno merci per Mauthausen, dove giunse l’11 marzo 1944.
Neanche il tempo di fare la quarantena, il 29 marzo era già stato trasferito a Gusen II, dove la DEST (una società di proprietà delle SS creata
per procurarsi e produrre i materiali da costruzione necessari ai progetti di costruzione statali nella Germania nazista) aveva iniziato a far scavare dai deportati gallerie destinate a mettere al riparo la produzione di armamenti. Il lavoro nelle gallerie era molto logorante: per 12 ore si eseguivano gli scavi senza badare alla sicurezza della mano d’opera, morti e feriti si succedevano giorno dopo giorno.
La forte fibra di Primo riuscì a farlo sopravvivere per 12 mesi, quando la media dei prigionieri aveva una sopravvivenza media di 9 mesi. Morì per
“collasso cardiocircolatorio”, questa la versione ufficiale, il 22 aprile 1945, ma resta il terribile dubbio che in quegli ultimi giorni i deboli, gli ammalati e gli inabili siano stati assassinati in massa col gas.