
Pietro Piccoli
Era nato nel 1879 a Belluno. Ragioniere, svolgeva a Sesto il lavoro di amministratore di immobili, conosciuto da tutti, “con la sua penna arguta scrive,
perora, ottiene, difende la causa della povera gente” così lo definisce un trafiletto sul giornale “Sesto proletaria” dopo la sua morte.
Ernesto Labellottini, che era con lui a San Vittore e durante il viaggio, così lo descrive al momento dell’arresto: “Li conosco quasi tutti; da Dossena a
Barbieri, a Valota, a Pilloni, a Baldanza ed altri. Mi ha sorpreso tra gli arrestati il povero ragionier Piccoli, un valoroso antifascista conosciutissimo
a Sesto, di alto valore morale, una bandiera per noi più giovani”. Pietro, infatti, guidato da idee socialiste, dopo l’8 settembre avvisava i lavoratori della Breda che erano segnalati.
Fu arrestato nella sua abitazione nella stessa data degli oppositori della Breda, nella notte tra il 13 e il 14 marzo, forse per una delazione interna alla fabbrica. Con i suoi assistiti condivise il carcere, il trasferimento alla Caserma Umberto I di Bergamo, la partenza per la Germania nei vagoni
piombati; anche se era un uomo già anziano, non impietosì gli sbirri.
Dopo l’immatricolazione col numero 59061, fu inviato come quasi tutti quelli arrivati il 20 marzo, al sottocampo di Gusen II, che si andava ampliando velocemente per l’arrivo di moltissimi deportati, e dove si costruivano le nuove baracche e le fabbriche per la produzione bellica.
Pietro si rivelò poco adatto a quel lavoro a causa dell’età: il 28 aprile è rimandato al campo principale nel Sanitätlager, dove venivano destinati gli inabili al lavoro. Non era un blocco di cura, non c’era pietà per chi non può lavorare, gli aguzzini non volevano bocche da sfamare: dopo poco tempo li inviavano al castello di Hartheim, per essere eliminati col gas.
Questo è ciò che accadde a Pietro, che vi morì ufficialmente il 7 novembre 1944, ma recenti ricerche hanno dimostrato che le date indicate dai nazisti per queste morti erano false ricostruzioni di copertura.
perora, ottiene, difende la causa della povera gente” così lo definisce un trafiletto sul giornale “Sesto proletaria” dopo la sua morte.
Ernesto Labellottini, che era con lui a San Vittore e durante il viaggio, così lo descrive al momento dell’arresto: “Li conosco quasi tutti; da Dossena a
Barbieri, a Valota, a Pilloni, a Baldanza ed altri. Mi ha sorpreso tra gli arrestati il povero ragionier Piccoli, un valoroso antifascista conosciutissimo
a Sesto, di alto valore morale, una bandiera per noi più giovani”. Pietro, infatti, guidato da idee socialiste, dopo l’8 settembre avvisava i lavoratori della Breda che erano segnalati.
Fu arrestato nella sua abitazione nella stessa data degli oppositori della Breda, nella notte tra il 13 e il 14 marzo, forse per una delazione interna alla fabbrica. Con i suoi assistiti condivise il carcere, il trasferimento alla Caserma Umberto I di Bergamo, la partenza per la Germania nei vagoni
piombati; anche se era un uomo già anziano, non impietosì gli sbirri.
Dopo l’immatricolazione col numero 59061, fu inviato come quasi tutti quelli arrivati il 20 marzo, al sottocampo di Gusen II, che si andava ampliando velocemente per l’arrivo di moltissimi deportati, e dove si costruivano le nuove baracche e le fabbriche per la produzione bellica.
Pietro si rivelò poco adatto a quel lavoro a causa dell’età: il 28 aprile è rimandato al campo principale nel Sanitätlager, dove venivano destinati gli inabili al lavoro. Non era un blocco di cura, non c’era pietà per chi non può lavorare, gli aguzzini non volevano bocche da sfamare: dopo poco tempo li inviavano al castello di Hartheim, per essere eliminati col gas.
Questo è ciò che accadde a Pietro, che vi morì ufficialmente il 7 novembre 1944, ma recenti ricerche hanno dimostrato che le date indicate dai nazisti per queste morti erano false ricostruzioni di copertura.