Pietro Marcante
Era nato nel Vicentino, a Zanè il 13 ottobre 1903 e si era trasferito a Sesto, dove si era sposato ed aveva avuto una bambina.
Lavorava alla Falck Unione in fonderia come molatore meccanico e dopo il turno si ritrovava con amici di fabbrica al bar vicino al cinema Dante che oggi non esiste più in via Falck.
Erano quattro amici Biffi, Cardellini, Sistieri e Marcante, e tutti ebbero la stessa sorte: la morte nel Lager.
In fabbrica collaborava con la 184a Brigata SAP (Squadre di Azione Patriottica), ed era già stato processato nel 1943 perché “ostacolava il corso dei
lavori, sospendendo arbitrariamente il lavoro” dice la sentenza che lo condannava all’incarceramento a San Vittore con altri 49 operai accusati
insieme a lui. Tutti infine prosciolti, ma gli scioperi e i sabotaggi si intensificarono dopo l’Armistizio dell’8 settembre ’43 e lui era certamente sottoposto a controllo.
Quando scoppiò il grande sciopero del marzo ’44, tra gli arrestati furono proprio presi di mira coloro che si erano già esposti. Pietro e i suoi amici
del bar furono arrestati tutti il 28 marzo, dopo un mese di retate che erano iniziate insieme allo sciopero.
Portati insieme a San Vittore, inseriti nello Streikertransport (trasporto scioperanti) del 31 marzo, trasferiti a Bergamo e deportati a Mauthausen l’8 aprile 1944. Pietro ebbe il numero 61681, Triangolo Rosso, SchutzHaft: arresto per motivi di sicurezza. A fine aprile fu trasferito a Gusen, impiegato alla Steyr-Daimler-Puch che produceva materiale bellico. In luglio, fu trasferito al sottocampo di Linz, dove si costruivano rifugi antiaerei. Questo
lavoro meno massacrante lo fece restare in vita fino alla liberazione del Lager, ma, sebbene liberato, arrivò a casa in pessime condizioni, che causarono la morte pochi giorni dopo, il 26 giugno 1945 per cachessia, ossia consunzione. Quando si seppe che i quattro amici erano tutti deceduti, al bar venne affisso un quadro che li commemorava e che restò appeso fino alla vendita del locale.
Lavorava alla Falck Unione in fonderia come molatore meccanico e dopo il turno si ritrovava con amici di fabbrica al bar vicino al cinema Dante che oggi non esiste più in via Falck.
Erano quattro amici Biffi, Cardellini, Sistieri e Marcante, e tutti ebbero la stessa sorte: la morte nel Lager.
In fabbrica collaborava con la 184a Brigata SAP (Squadre di Azione Patriottica), ed era già stato processato nel 1943 perché “ostacolava il corso dei
lavori, sospendendo arbitrariamente il lavoro” dice la sentenza che lo condannava all’incarceramento a San Vittore con altri 49 operai accusati
insieme a lui. Tutti infine prosciolti, ma gli scioperi e i sabotaggi si intensificarono dopo l’Armistizio dell’8 settembre ’43 e lui era certamente sottoposto a controllo.
Quando scoppiò il grande sciopero del marzo ’44, tra gli arrestati furono proprio presi di mira coloro che si erano già esposti. Pietro e i suoi amici
del bar furono arrestati tutti il 28 marzo, dopo un mese di retate che erano iniziate insieme allo sciopero.
Portati insieme a San Vittore, inseriti nello Streikertransport (trasporto scioperanti) del 31 marzo, trasferiti a Bergamo e deportati a Mauthausen l’8 aprile 1944. Pietro ebbe il numero 61681, Triangolo Rosso, SchutzHaft: arresto per motivi di sicurezza. A fine aprile fu trasferito a Gusen, impiegato alla Steyr-Daimler-Puch che produceva materiale bellico. In luglio, fu trasferito al sottocampo di Linz, dove si costruivano rifugi antiaerei. Questo
lavoro meno massacrante lo fece restare in vita fino alla liberazione del Lager, ma, sebbene liberato, arrivò a casa in pessime condizioni, che causarono la morte pochi giorni dopo, il 26 giugno 1945 per cachessia, ossia consunzione. Quando si seppe che i quattro amici erano tutti deceduti, al bar venne affisso un quadro che li commemorava e che restò appeso fino alla vendita del locale.