Pietro Dossena
Nato il 31/12/1897 a Ombriano (Cremona).
Di famiglia antifascista, fu perseguitato fin dall’inizio del Fascismo con bastonate e ingestione di olio di ricino e più tardi con ripetute perquisizioni.
Forse per sfuggire alla situazione, espatriò in Francia, dove visse clandestinamente per 22 mesi fino al 1932. Lavorò prima alla FIAT di Torino come
“maestro di forno”, poi si trasferì alla Breda Siderurgica IV sezione nel 1935.
Nel 1943 risulta iscritto al Partito Comunista clandestino e ugualmente i suoi tre figli, sia Luciano che Vittorio, aderirono a gruppi partigiani. Attivo nella 128ma Brigata SAP, procurava armi che deteneva in un deposito in cantina, da smistare ai gruppi partigiani. Ricorda Ernesto Labellottini:
«Quando gli portavo qualche arma la nascondeva in mezzo a una catasta di grossi lingotti». Purtroppo a causa dei suoi precedenti era sotto mira:
venne arrestato immediatamente dopo gli scioperi del marzo ’44, in casa, di notte, da un gruppo di fascisti. Passato dal carcere di San Fedele poi da San Vittore già tre giorni dopo partiva da Bergamo per Mauthausen, dove arrivò il 20 marzo. Dopo la quarantena fu inviato nel sottocampo di Gusen, dove trovò la morte il 2 dicembre 1944 alle 7.30 del mattino, secondo il documento del Lager per insufficienza cardiaca a 46 anni. Il compagno Aldo Marostica testimoniò di aver assistito al decesso.
Di famiglia antifascista, fu perseguitato fin dall’inizio del Fascismo con bastonate e ingestione di olio di ricino e più tardi con ripetute perquisizioni.
Forse per sfuggire alla situazione, espatriò in Francia, dove visse clandestinamente per 22 mesi fino al 1932. Lavorò prima alla FIAT di Torino come
“maestro di forno”, poi si trasferì alla Breda Siderurgica IV sezione nel 1935.
Nel 1943 risulta iscritto al Partito Comunista clandestino e ugualmente i suoi tre figli, sia Luciano che Vittorio, aderirono a gruppi partigiani. Attivo nella 128ma Brigata SAP, procurava armi che deteneva in un deposito in cantina, da smistare ai gruppi partigiani. Ricorda Ernesto Labellottini:
«Quando gli portavo qualche arma la nascondeva in mezzo a una catasta di grossi lingotti». Purtroppo a causa dei suoi precedenti era sotto mira:
venne arrestato immediatamente dopo gli scioperi del marzo ’44, in casa, di notte, da un gruppo di fascisti. Passato dal carcere di San Fedele poi da San Vittore già tre giorni dopo partiva da Bergamo per Mauthausen, dove arrivò il 20 marzo. Dopo la quarantena fu inviato nel sottocampo di Gusen, dove trovò la morte il 2 dicembre 1944 alle 7.30 del mattino, secondo il documento del Lager per insufficienza cardiaca a 46 anni. Il compagno Aldo Marostica testimoniò di aver assistito al decesso.