Natale Canducci
Nato nel 1897 a Ronta di Cesena, piccola ma antica località in provincia di Forlì, con un’economia prevalentemente agricola, Natale nel 1935 dovette
lasciare la città con la moglie tre figlie piccole perché su di lui, educato all’antifascismo dalla famiglia, socialista e poi aderente al PCdI dopo il
1921, incombeva la violenza delle Camicie Nere. Lavorò come aggiustatore meccanico alla Falck Concordia, dove divenne poi attivo nella 184a Brigata SAP “Luciano Migliorini”.
Athos Gori, arrestato con lui ed altri in fabbrica, così descrive l’attività che svolgevano: «in ferriera avevamo costituito un’organizzazione per
mandare giovani renitenti e ricercati in montagna». Vennero chiamati in Direzione e lì accusati come promotori del Partito Comunista, il 6
dicembre 1943. Era la prima ondata di repressione della Resistenza milanese. Dopo il carcere di Monza e i primi interrogatori, all’Hotel Regina
vennero malmenati, poi per tre mesi furono in isolamento a San Vittore, fino al 4 marzo, quando vennero portati al Binario 21 di Milano e avviati
a Mauthausen nei vagoni piombati. Con lui Francesco Ghianda, Luciano Morganti, Eliseo Picardi, Giovanni Tamagni, tutti destinati alla morte nel
Lager. Natale venne inizialmente trasferito a Gusen, ma presto separato dai compagni: sulla base della sua professione venne inviato nelle officine del sottocampo di Schwechat, in cui si costruivano parti di aerei, infine a Wien-Floridsdorf, dove morì, a 47 anni, dopo sette mesi di privazioni, per “insufficienza circolatoria” dice la documentazione nazista.
La famiglia seppe ufficialmente della sua morte solo nel 1948.
lasciare la città con la moglie tre figlie piccole perché su di lui, educato all’antifascismo dalla famiglia, socialista e poi aderente al PCdI dopo il
1921, incombeva la violenza delle Camicie Nere. Lavorò come aggiustatore meccanico alla Falck Concordia, dove divenne poi attivo nella 184a Brigata SAP “Luciano Migliorini”.
Athos Gori, arrestato con lui ed altri in fabbrica, così descrive l’attività che svolgevano: «in ferriera avevamo costituito un’organizzazione per
mandare giovani renitenti e ricercati in montagna». Vennero chiamati in Direzione e lì accusati come promotori del Partito Comunista, il 6
dicembre 1943. Era la prima ondata di repressione della Resistenza milanese. Dopo il carcere di Monza e i primi interrogatori, all’Hotel Regina
vennero malmenati, poi per tre mesi furono in isolamento a San Vittore, fino al 4 marzo, quando vennero portati al Binario 21 di Milano e avviati
a Mauthausen nei vagoni piombati. Con lui Francesco Ghianda, Luciano Morganti, Eliseo Picardi, Giovanni Tamagni, tutti destinati alla morte nel
Lager. Natale venne inizialmente trasferito a Gusen, ma presto separato dai compagni: sulla base della sua professione venne inviato nelle officine del sottocampo di Schwechat, in cui si costruivano parti di aerei, infine a Wien-Floridsdorf, dove morì, a 47 anni, dopo sette mesi di privazioni, per “insufficienza circolatoria” dice la documentazione nazista.
La famiglia seppe ufficialmente della sua morte solo nel 1948.