Mario Panna
Mario nacque a Brembate in provincia di Bergamo il 12 maggio 1911, e come tanti di quella zona si era trasferito nel 1931 a Sesto San Giovanni, dove venne assunto come manovale alla Breda IV sezione.
Non si conosce se avesse ideali antifascisti, la sua unica “colpa” fu forse solo quella di aver scioperato nel marzo ’44 e aver avuto contatti col CLN
(Comitato di Liberazione Nazionale) clandestino in fabbrica. Venne prelevato a casa, nella notte tra il 13 e il 14 marzo – come tutti gli arresti della
Breda - con le consuete modalità della Questura fascista: “non si preoccupi, è solo per un controllo”. Invece venne inviato a San Vittore, giudicato un pericoloso oppositore da inviare in Germania: troviamo il suo nome nell’elenco, compilato nel braccio tedesco del carcere, dei detenuti da inviare al convoglio che si andava formando a Bergamo: 566 uomini e 7 donne stipati nei vagoni piombati in direzione di Mauthausen. Il 20 marzo fu immatricolato col numero 61585 come Schutzhaf, Triangolo Rosso, prigioniero per motivi di sicurezza con arresto illimitato.
Venne inizialmente utilizzato nel sottocampo di Linz, ma il 30 novembre fatto rientrare a Mauthausen per la partenza, 1° dicembre 1944, di 1120
prigionieri di tutte le nazionalità, accuratamente scelti per mestiere, che vennero inviati ad Auschwitz, probabilmente per iniziare i lavori di smantellamento dei sottocampi più vicini alla linea di avanzata sovietica.
Dopodiché di lui si perdono le tracce. Sappiamo che molti del gruppo furono avviati in marcia nella neve del gennaio 1945 verso Buchenwald, e
che altri rientrano a Mauthausen con un trasporto di cui possediamo l’elenco, ma il suo nome manca. È possibile che sia deceduto nella terribile
marcia nella neve, oppure durante il lavoro nel gelo, all’aperto. Gli è stata attribuita una data convenzionale di morte in data 25 aprile 1945.
La madre fu tra le animatrici dei pellegrinaggi alla scoperta dei luoghi della deportazione sestese.
Non si conosce se avesse ideali antifascisti, la sua unica “colpa” fu forse solo quella di aver scioperato nel marzo ’44 e aver avuto contatti col CLN
(Comitato di Liberazione Nazionale) clandestino in fabbrica. Venne prelevato a casa, nella notte tra il 13 e il 14 marzo – come tutti gli arresti della
Breda - con le consuete modalità della Questura fascista: “non si preoccupi, è solo per un controllo”. Invece venne inviato a San Vittore, giudicato un pericoloso oppositore da inviare in Germania: troviamo il suo nome nell’elenco, compilato nel braccio tedesco del carcere, dei detenuti da inviare al convoglio che si andava formando a Bergamo: 566 uomini e 7 donne stipati nei vagoni piombati in direzione di Mauthausen. Il 20 marzo fu immatricolato col numero 61585 come Schutzhaf, Triangolo Rosso, prigioniero per motivi di sicurezza con arresto illimitato.
Venne inizialmente utilizzato nel sottocampo di Linz, ma il 30 novembre fatto rientrare a Mauthausen per la partenza, 1° dicembre 1944, di 1120
prigionieri di tutte le nazionalità, accuratamente scelti per mestiere, che vennero inviati ad Auschwitz, probabilmente per iniziare i lavori di smantellamento dei sottocampi più vicini alla linea di avanzata sovietica.
Dopodiché di lui si perdono le tracce. Sappiamo che molti del gruppo furono avviati in marcia nella neve del gennaio 1945 verso Buchenwald, e
che altri rientrano a Mauthausen con un trasporto di cui possediamo l’elenco, ma il suo nome manca. È possibile che sia deceduto nella terribile
marcia nella neve, oppure durante il lavoro nel gelo, all’aperto. Gli è stata attribuita una data convenzionale di morte in data 25 aprile 1945.
La madre fu tra le animatrici dei pellegrinaggi alla scoperta dei luoghi della deportazione sestese.