
Liborio Baldanza
Liborio Baldanza è stato protagonista di due decenni di una ostinata e irriducibile resistenza al regime fascista.
Nato nel 1899 sulle Madonie in Sicilia, fin da ragazzo, prima in famiglia e poi in fabbrica sviluppa una coscienza sociale che lo conduce alla lotta
antifascista fin dall’inizio della dittatura.
Giovanissimo entra ai Cantieri Navali di Palermo dove approfondisce i valori del lavoro, dell’uguaglianza, dei diritti. Si iscrive al neonato PCI
e quando emigra al nord è già maturo politicamente ed entra subito in contatto con i vertici del PCI e dell’antifascismo locale. Lavora in alcune aziende a Milano e nel 1925 viene assunto alla Ercole Marelli di Sesto, lottando dentro e fuori la fabbrica con amici e compagni di lavoro che condividono i suoi ideali. A causa delle sue attività sovversive nel 1931 viene arrestato, portato davanti al Tribunale Speciale e sconta 9 mesi di carcere. A seguito dell’arresto la Marelli lo licenzia.
Rimasto senza lavoro espatria clandestinamente per collaborare alla lotta dall’estero. Entra in contatto e collabora con i vertici dell’antifascismo in Francia e Svizzera, finché due anni dopo, nel 1934, viene catturato e riconsegnato ai fascisti italiani. Interrogato brutalmente dalla Questura
convince gli inquisitori sulla sua non colpevolezza ed è rilasciato. Nel 1935 è assunto alla Breda. Tra i banchi di lavoro parla di politica e di lotta anti-
fascista con gli operai, soprattutto con i più giovani, che, nati sotto la dittatura, sono politicamente analfabeti e devono essere formati e preparati alla lotta.
È tra gli organizzatori degli scioperi del’43, primo grande atto di ribellione al nazifascismo, e poi a quelli del marzo’44. Al termine dello sciopero, viene arrestato a casa nella notte del 13 marzo e il 17 viene deportato col convoglio che parte da Bergamo. Il 20 marzo è a Mauthausen, trasferito
poi a Gusen, a Hinterhbrühl, Schwechat e Floridsdorf. Il 1° aprile ‘45 inizia la marcia di evacuazione durante la quale morirà, il 3 aprile.
La sua vita di lotta e abnegazione gli valgono nel 1974 la Medaglia d’oro.
Nato nel 1899 sulle Madonie in Sicilia, fin da ragazzo, prima in famiglia e poi in fabbrica sviluppa una coscienza sociale che lo conduce alla lotta
antifascista fin dall’inizio della dittatura.
Giovanissimo entra ai Cantieri Navali di Palermo dove approfondisce i valori del lavoro, dell’uguaglianza, dei diritti. Si iscrive al neonato PCI
e quando emigra al nord è già maturo politicamente ed entra subito in contatto con i vertici del PCI e dell’antifascismo locale. Lavora in alcune aziende a Milano e nel 1925 viene assunto alla Ercole Marelli di Sesto, lottando dentro e fuori la fabbrica con amici e compagni di lavoro che condividono i suoi ideali. A causa delle sue attività sovversive nel 1931 viene arrestato, portato davanti al Tribunale Speciale e sconta 9 mesi di carcere. A seguito dell’arresto la Marelli lo licenzia.
Rimasto senza lavoro espatria clandestinamente per collaborare alla lotta dall’estero. Entra in contatto e collabora con i vertici dell’antifascismo in Francia e Svizzera, finché due anni dopo, nel 1934, viene catturato e riconsegnato ai fascisti italiani. Interrogato brutalmente dalla Questura
convince gli inquisitori sulla sua non colpevolezza ed è rilasciato. Nel 1935 è assunto alla Breda. Tra i banchi di lavoro parla di politica e di lotta anti-
fascista con gli operai, soprattutto con i più giovani, che, nati sotto la dittatura, sono politicamente analfabeti e devono essere formati e preparati alla lotta.
È tra gli organizzatori degli scioperi del’43, primo grande atto di ribellione al nazifascismo, e poi a quelli del marzo’44. Al termine dello sciopero, viene arrestato a casa nella notte del 13 marzo e il 17 viene deportato col convoglio che parte da Bergamo. Il 20 marzo è a Mauthausen, trasferito
poi a Gusen, a Hinterhbrühl, Schwechat e Floridsdorf. Il 1° aprile ‘45 inizia la marcia di evacuazione durante la quale morirà, il 3 aprile.
La sua vita di lotta e abnegazione gli valgono nel 1974 la Medaglia d’oro.