Guglielmo Sistieri
Guglielmo Sistieri nasce l’11 maggio 1912 a Granze di Vescovana in pro-
vincia di Padova. Trasferitosi a Sesto San Giovanni negli anni ’30, è
assunto alla Falck nel 1935. Si ritrova spesso per organizzare il com-
portamento da tenere in fabbrica contro la guerra fascista con Mar-
cante, Cardellini e Biffi al bar vicino al cinema Dante – anch’essi arre-
stati e deportati – e suona in un’orchestrina.
Fa parte del Comitato di Liberazione Nazionale clandestino all’in-
terno della fabbrica, ma anche quando partecipa agli scioperi non
dice nulla alla moglie, forse per risparmiarle la preoccupazione poi-
ché avevano una figlia piccola. Dopo il grande sciopero del 1 marzo
1944, nella notte tra il 27 e 28 marzo 1944 vengono a prenderlo “per
informazioni”. Lo portano a San Vittore e la moglie riesce a trovarlo
dopo aver gira to tutte le Questure ma non può vederlo. Quando sa
da altre mogli che i carcerati sono poi mandati a Bergamo, cerca di
parlargli. All’incontro nello stanzone all’ultimo piano della caserma
Umberto I di Bergamo lo vede commosso, in lacrime senza poterlo
abbracciare.
Il 5 aprile i prigionieri sono incolonnati verso la stazione ferroviaria di
Bergamo e caricati sui vagoni merci piombati. Giunge a Mauthau-
sen tre giorni dopo e immatricolato col numero 61755. Il 26 aprile è
assegnato al sottocampo di Gusen: un grande campo satellite di
Mauthausen, famoso per la durezza delle condizioni di detenzione e
campo con un’elevata mortalità dei prigionieri. Il fisico di Guglielmo
resiste undici mesi: il 6 marzo 1945 viene rimandato a Mauthausen
nel blocco sanitario dove muore il 29 marzo per broncopolmonite. La
moglie non sa più niente di lui dal momento della partenza ma quan-
do vede tornare alcuni dei suoi compagni, nella sua testimonianza
a Giuseppe Valota dichiara “L’ho capito da sola che mio marito era
morto, nessuno mi disse niente”. Solo nel 1964 arriva dall’Archivio In-
ternazionale della Croce Rossa il certificato di morte.
vincia di Padova. Trasferitosi a Sesto San Giovanni negli anni ’30, è
assunto alla Falck nel 1935. Si ritrova spesso per organizzare il com-
portamento da tenere in fabbrica contro la guerra fascista con Mar-
cante, Cardellini e Biffi al bar vicino al cinema Dante – anch’essi arre-
stati e deportati – e suona in un’orchestrina.
Fa parte del Comitato di Liberazione Nazionale clandestino all’in-
terno della fabbrica, ma anche quando partecipa agli scioperi non
dice nulla alla moglie, forse per risparmiarle la preoccupazione poi-
ché avevano una figlia piccola. Dopo il grande sciopero del 1 marzo
1944, nella notte tra il 27 e 28 marzo 1944 vengono a prenderlo “per
informazioni”. Lo portano a San Vittore e la moglie riesce a trovarlo
dopo aver gira to tutte le Questure ma non può vederlo. Quando sa
da altre mogli che i carcerati sono poi mandati a Bergamo, cerca di
parlargli. All’incontro nello stanzone all’ultimo piano della caserma
Umberto I di Bergamo lo vede commosso, in lacrime senza poterlo
abbracciare.
Il 5 aprile i prigionieri sono incolonnati verso la stazione ferroviaria di
Bergamo e caricati sui vagoni merci piombati. Giunge a Mauthau-
sen tre giorni dopo e immatricolato col numero 61755. Il 26 aprile è
assegnato al sottocampo di Gusen: un grande campo satellite di
Mauthausen, famoso per la durezza delle condizioni di detenzione e
campo con un’elevata mortalità dei prigionieri. Il fisico di Guglielmo
resiste undici mesi: il 6 marzo 1945 viene rimandato a Mauthausen
nel blocco sanitario dove muore il 29 marzo per broncopolmonite. La
moglie non sa più niente di lui dal momento della partenza ma quan-
do vede tornare alcuni dei suoi compagni, nella sua testimonianza
a Giuseppe Valota dichiara “L’ho capito da sola che mio marito era
morto, nessuno mi disse niente”. Solo nel 1964 arriva dall’Archivio In-
ternazionale della Croce Rossa il certificato di morte.