Giuseppe Valenari
Giuseppe Valenari nasce a Cologna Veneta in provincia di Verona il 26 agosto 1897 e lavorava alla Breda sezione Elettromeccanica dagli anni ’30. Di famiglia antifascista, è iscritto al PCI dalla sua costituzione. Arrestato per attività clandestina subito dopo il grande sciopero del marzo ‘44. La figlia Natalia ha ricordato in una testimonianza le frequenti perquisizioni, anche notturne, a cui era sottoposta la famiglia, alla ricerca di materiale compromettente. Il 14 marzo, nei giorni in cui sono arrestati centinaia di lavoratori, anche Giuseppe viene prelevato dai fascisti a casa, di notte. Lo portano a Milano al carcere di San Fedele, poi a San Vittore e infine, insieme a centinaia di altri scioperanti e antifascisti, è consegnato ai Nazisti che gestiscono il trasporto nei Lager in “Germania”.
Parte da Bergamo con altri 563 prigionieri il 17 marzo e, dopo tre giorni di viaggio è immatricolato col numero 59183 come Schutzhaf, ossia prigioniero politico arrestato per motivi di sicurezza, nel Lager di Mauthausen, “Lager di III categoria, per detenuti per misure di pubblica sicurezza, gravemente indiziati, incorreggibili, pregiudicati e asociali, difficilmente suscettibili di rieducazione” ovvero Lager senza ritorno. Pochi giorni dopo è assegnato al terribile sottocampo di Gusen, in cui si scavano, in condizioni estreme, gallerie dove i nazisti collocano le industrie belliche del Reich.
Giuseppe riesce a resistere pochi mesi, in ottobre è ricoverato al Revier – l’infermeria – lazzaretto dove viene destinato chi non può più lavorare. Lì muore il 17 novembre 1944. È uno dei 1700 italiani morti a Gusen: più della metà dei 3000 deportati dall’Italia.
Parte da Bergamo con altri 563 prigionieri il 17 marzo e, dopo tre giorni di viaggio è immatricolato col numero 59183 come Schutzhaf, ossia prigioniero politico arrestato per motivi di sicurezza, nel Lager di Mauthausen, “Lager di III categoria, per detenuti per misure di pubblica sicurezza, gravemente indiziati, incorreggibili, pregiudicati e asociali, difficilmente suscettibili di rieducazione” ovvero Lager senza ritorno. Pochi giorni dopo è assegnato al terribile sottocampo di Gusen, in cui si scavano, in condizioni estreme, gallerie dove i nazisti collocano le industrie belliche del Reich.
Giuseppe riesce a resistere pochi mesi, in ottobre è ricoverato al Revier – l’infermeria – lazzaretto dove viene destinato chi non può più lavorare. Lì muore il 17 novembre 1944. È uno dei 1700 italiani morti a Gusen: più della metà dei 3000 deportati dall’Italia.