Giuseppe Sironi
Nato a Sesto San Giovanni nel 1914, lavorava da sempre alla Breda, negli ultimi anni alla V sezione Aeronautica nel reparto verniciatura come provetto nichelatore. Come tanti compagni, nonostante il carattere mite che gli viene attribuito, nel corso della guerra, che aveva convertito l’azienda alla produzione bellica per il Reich, svolgeva attività antifascista all’interno dell’azienda, distribuendo volantini a favore degli scioperi e giornali clandestini. Alla Breda si nascondevano anche armi che venivano distribuite ai partigiani. Dopo lo sciopero generale del marzo ’44 la Breda venne presa di mira per l’attività svolta contro la guerra: buona parte dei dipendenti della Breda furono arrestati tra il 13 e 14 marzo e come lui portati al carcere di San Fedele e poi a San Vittore, dove il 14 marzo nel raggio tedesco venne compilato lo Streikertransport (trasporto scioperanti) nel cui elenco troviamo i nomi di tanti sestesi. La moglie con cui si era sposato neanche un anno prima non poté più vederlo: subito trasferiti a Bergamo per la partenza verso la Germania, 563 detenuti e 7 donne arrestate con loro furono caricati sui vagoni piombati il 17 marzo. Arrivato a Mauthausen il 20 marzo, Giuseppe 4 giorni dopo era già nel sottocampo di Gusen, al lavoro alla ditta Steyr, dove si producevano parti dei caccia a reazione Me262. I deportati addetti alla produzione bellica lavoravano 11-12 ore al giorno per 7 giorni senza sosta, e ricevevano cibo per circa 771 calorie: pane grigio e zuppa di rape. Nonostante queste condizioni di vita, Giuseppe riuscì a resistere per quasi un anno: morì a Gusen il 7 aprile 1945. Alla moglie arrivò la comunicazione della sua morte solo l’8 novembre.