Giuseppe Pasquini
Era nato a Bergamo e, attratto come tanti della zona, aveva cercato lavoro a Sesto San Giovanni, dove le industrie in pieno sviluppo cercavano manodopera. Assunto alla Breda V sezione Aeronautica ottenne col tempo la qualifica di aggiustatore meccanico, un lavoro specializzato molto apprezzato. Ben presto si affiancò al gruppo del CLN della Breda, in contatto con la 108ma Brigata Garibaldi. I suoi ideali antifascisti non vennero tenuti nascosti, il lavoro stesso lo portava a diffonderli tra i compagni nel corso delle operazioni di messa a punto delle macchine utensili. Partecipò quindi attivamente alle azioni di sciopero e di protesta del 1943-44 e tutto ciò gli costò l’arresto, il 29 giugno ‘44 dalla Gestapo. Restò fino al 7 settembre a San Vittore, fu poi inviato al lager italiano di Bolzano e da lì, dopo un mese, inviato a Dachau, dove fu immatricolato col numero 113478. Ma il suo destino non era terminato: spesso gruppi di deportati venivano trasferiti in altri campi, dove era richiesta la manodopera. Un altro viaggio
di 400 chilometri in vagoni piombati lo portò a Buchenwald, dove, dopo la quarantena, fu definitivamente assegnato a Bad Gandershein, uno dei 130 sottocampi di Buchenwald, impiegato nella produzione di componenti di aerei per la Heinkel. Il 4 aprile 1945 iniziò l’evacuazione dei campi
intorno a Buchenwald, ma prima di iniziare la “marcia della morte”, le SS fucilarono 40 prigionieri troppo deboli per affrontarla. Giuseppe era tra loro. Fu sepolto nei pressi del campo.
di 400 chilometri in vagoni piombati lo portò a Buchenwald, dove, dopo la quarantena, fu definitivamente assegnato a Bad Gandershein, uno dei 130 sottocampi di Buchenwald, impiegato nella produzione di componenti di aerei per la Heinkel. Il 4 aprile 1945 iniziò l’evacuazione dei campi
intorno a Buchenwald, ma prima di iniziare la “marcia della morte”, le SS fucilarono 40 prigionieri troppo deboli per affrontarla. Giuseppe era tra loro. Fu sepolto nei pressi del campo.