Giovanni Tamagni
Giovanni era nato a Viadana, in provincia di Mantova. Arrivò a Sesto nel
1941, con la moglie Adalgisa e i due figli e fu assunto alla Breda come elet-
tricista. Dalla testimonianza del figlio, che al momento dell’arresto era un
giovane operaio di 17 anni, i motivi del trasferimento: “al paese mio padre
faceva gli impianti elettrici nelle case e ad un certo momento ha sentito
che cominciavano a richiamare a militare la gente della sua classe. E poi
era cattolico, e da quelle parti i cattolici non erano ben visti dai fascisti”.
Dante Tamagni lo descrive come un uomo tranquillo, che cercava di non
farsi notare, “però ha aderito allo sciopero e sembra che gli abbiano tro-
vato in tasca un volantino antifascista, allora forse in casa non diceva
niente, ma fuori distribuiva qualcosa. So che qualcuno l’ha segnalato e
ricordo che lui diceva che, se fossero andati in fabbrica a sequestrare la
gente, lui sarebbe salito su una gru, e con la gru se ne sarebbe andato e
si sarebbe salvato”.
Purtroppo, invece, fu arrestato davanti alla fabbrica il secondo giorno di
sciopero, il 2 marzo ’44. Venne portato a San Vittore, ma i famigliari non
ne seppero nulla. Da San Vittore i primi scioperanti arrestati vennero tra-
sportati con camion coperti al Binario 21 all’alba del 4 marzo, due giorni
dopo l’arresto. Giovanni riuscì a gettare un biglietto dal treno che lo por-
tava a Mauthausen per avvisare i familiari. Venne registrato il 13 marzo,
dopo una sosta di una settimana a Innsbrück, col numero 56729, classifi-
cato Schutz, deportato in custodia cautelare illimitata. Trasferito nel terri-
bile sottocampo di Gusen a dicembre, sopravvisse fino al 14 gennaio 1945
morendo per collasso cardiocircolatorio e idropisia.
La famiglia ne ebbe notizia dai compagni che lo avevano visto.
1941, con la moglie Adalgisa e i due figli e fu assunto alla Breda come elet-
tricista. Dalla testimonianza del figlio, che al momento dell’arresto era un
giovane operaio di 17 anni, i motivi del trasferimento: “al paese mio padre
faceva gli impianti elettrici nelle case e ad un certo momento ha sentito
che cominciavano a richiamare a militare la gente della sua classe. E poi
era cattolico, e da quelle parti i cattolici non erano ben visti dai fascisti”.
Dante Tamagni lo descrive come un uomo tranquillo, che cercava di non
farsi notare, “però ha aderito allo sciopero e sembra che gli abbiano tro-
vato in tasca un volantino antifascista, allora forse in casa non diceva
niente, ma fuori distribuiva qualcosa. So che qualcuno l’ha segnalato e
ricordo che lui diceva che, se fossero andati in fabbrica a sequestrare la
gente, lui sarebbe salito su una gru, e con la gru se ne sarebbe andato e
si sarebbe salvato”.
Purtroppo, invece, fu arrestato davanti alla fabbrica il secondo giorno di
sciopero, il 2 marzo ’44. Venne portato a San Vittore, ma i famigliari non
ne seppero nulla. Da San Vittore i primi scioperanti arrestati vennero tra-
sportati con camion coperti al Binario 21 all’alba del 4 marzo, due giorni
dopo l’arresto. Giovanni riuscì a gettare un biglietto dal treno che lo por-
tava a Mauthausen per avvisare i familiari. Venne registrato il 13 marzo,
dopo una sosta di una settimana a Innsbrück, col numero 56729, classifi-
cato Schutz, deportato in custodia cautelare illimitata. Trasferito nel terri-
bile sottocampo di Gusen a dicembre, sopravvisse fino al 14 gennaio 1945
morendo per collasso cardiocircolatorio e idropisia.
La famiglia ne ebbe notizia dai compagni che lo avevano visto.