Giovanni De Marco
Giovanni era nato a Terlizzi, in provincia di Bari l’8 settembre 1906. Trasferitosi a Sesto, lavorava come operaio tagliatore alla Falck Vittoria.
Venne arrestato nelle retate che seguirono il grande sciopero del marzo 1944: nella notte del 28 marzo venne portato via da uomini in borghese e
rinchiuso dapprima nel carcere di San Fedele e poi a San Vittore, dove il 31 marzo venne inserito nello Streikertransport (trasporto scioperanti) compilato nel braccio tedesco di San Vittore. Inviato a Bergamo alla Caserma Umberto I, attese la formazione del convoglio che partì il 6 aprile per la Germania. Era il quarto convoglio che trasportava coloro che avevano aderito allo sciopero del marzo ’44, che aveva coinvolto, fermando la produzione, tutte le fabbriche del Nord Italia. Gli scioperanti e gli organizzatori antifascisti arrestati come risposta alla più grande mobilitazione generale attuata nell’Europa occupata dai nazifascisti superarono tra marzo e giugno la cifra di 3000 deportati.
Giovanni giunse a Mauthausen il 20 marzo, fu immatricolato come Schutzhaft, Triangolo Rosso col numero 58768, la classificazione per gli arrestati per motivi di sicurezza per i quali era previsto l’arresto illimitato, e venne inviato al terribile sottocampo di Gusen, dove morì la metà dei 68mila deportati di tutte le nazionalità. Giovanni era tra questi: morì il 26 novembre. Con una sopravvivenza media di 9 mesi in quel campo, era riuscito a resistere solo otto mesi alla fame, al freddo, al massacrante lavoro, alle percosse.
Aveva solo 37 anni. Condivise la sorte di 96 cittadini sestesi che morirono in quel Lager.
Venne arrestato nelle retate che seguirono il grande sciopero del marzo 1944: nella notte del 28 marzo venne portato via da uomini in borghese e
rinchiuso dapprima nel carcere di San Fedele e poi a San Vittore, dove il 31 marzo venne inserito nello Streikertransport (trasporto scioperanti) compilato nel braccio tedesco di San Vittore. Inviato a Bergamo alla Caserma Umberto I, attese la formazione del convoglio che partì il 6 aprile per la Germania. Era il quarto convoglio che trasportava coloro che avevano aderito allo sciopero del marzo ’44, che aveva coinvolto, fermando la produzione, tutte le fabbriche del Nord Italia. Gli scioperanti e gli organizzatori antifascisti arrestati come risposta alla più grande mobilitazione generale attuata nell’Europa occupata dai nazifascisti superarono tra marzo e giugno la cifra di 3000 deportati.
Giovanni giunse a Mauthausen il 20 marzo, fu immatricolato come Schutzhaft, Triangolo Rosso col numero 58768, la classificazione per gli arrestati per motivi di sicurezza per i quali era previsto l’arresto illimitato, e venne inviato al terribile sottocampo di Gusen, dove morì la metà dei 68mila deportati di tutte le nazionalità. Giovanni era tra questi: morì il 26 novembre. Con una sopravvivenza media di 9 mesi in quel campo, era riuscito a resistere solo otto mesi alla fame, al freddo, al massacrante lavoro, alle percosse.
Aveva solo 37 anni. Condivise la sorte di 96 cittadini sestesi che morirono in quel Lager.