
Gerolamo Colombo
Gerolamo era nato a Monza il 21 settembre 1912, ma si era presto trasferito a Sesto San Giovanni, dove si era sposato nel 1939. In città frequentava un gruppo di amici del Bar Sport: “erano tutti socialisti, allora dire comunisti era un po’ difficile e lui non parlava mai di politica con me” racconta la
vedova, la cui intervista è conservata alla sezione Aned di Sesto.
Lavorava come Verniciatore alla Breda V Sezione, dove faceva parte del comitato di sabotaggio dei macchinari e materiali destinati al Reich. Fu
arrestato il 14 marzo del ’44, alle 2 e 20 del mattino. In strada c’era un pullman già carico di persone che erano state prelevate dalle proprie case,
ma la frase degli sbirri fu ironicamente tranquillizzante “dovremmo portarlo con noi adesso, perché domattina andrà al lavoro e noi ora abbiamo
bisogno di lui”. Invece fu portato al carcere di San Fedele a Milano, poi a San Vittore e subito dopo inviato a Bergamo dove si formava il convoglio
per la Germania, con scioperanti di tutto il Nord Italia. Questa era la risposta del Reich alla colpa di aver scioperato. La moglie fece appena in tempo
a vederlo sfilare incolonnato verso la stazione insieme a 566 compagni la mattina del 17 marzo e di sentire che da lontano le gridava “Ti raccomando Luigi, ti raccomando Luigino”.
A Mauthausen ricevette il numero 58806 e il Triangolo Rosso, quello degli Schutzhaft destinati all’arresto illimitato. Trasferito dopo alcuni giorni a
Gusen, chiamato “il cimitero degli italiani” per l’alto numero di deceduti, morì per sfinimento fisico il 21 gennaio 1945 a soli 33 anni.
Alla fine del 1945 la vedova seppe da Aldo Marostica, che aveva lavorato insieme a lui allo scavo delle gallerie di St Georgen, che le confermò di
averlo visto morire.
vedova, la cui intervista è conservata alla sezione Aned di Sesto.
Lavorava come Verniciatore alla Breda V Sezione, dove faceva parte del comitato di sabotaggio dei macchinari e materiali destinati al Reich. Fu
arrestato il 14 marzo del ’44, alle 2 e 20 del mattino. In strada c’era un pullman già carico di persone che erano state prelevate dalle proprie case,
ma la frase degli sbirri fu ironicamente tranquillizzante “dovremmo portarlo con noi adesso, perché domattina andrà al lavoro e noi ora abbiamo
bisogno di lui”. Invece fu portato al carcere di San Fedele a Milano, poi a San Vittore e subito dopo inviato a Bergamo dove si formava il convoglio
per la Germania, con scioperanti di tutto il Nord Italia. Questa era la risposta del Reich alla colpa di aver scioperato. La moglie fece appena in tempo
a vederlo sfilare incolonnato verso la stazione insieme a 566 compagni la mattina del 17 marzo e di sentire che da lontano le gridava “Ti raccomando Luigi, ti raccomando Luigino”.
A Mauthausen ricevette il numero 58806 e il Triangolo Rosso, quello degli Schutzhaft destinati all’arresto illimitato. Trasferito dopo alcuni giorni a
Gusen, chiamato “il cimitero degli italiani” per l’alto numero di deceduti, morì per sfinimento fisico il 21 gennaio 1945 a soli 33 anni.
Alla fine del 1945 la vedova seppe da Aldo Marostica, che aveva lavorato insieme a lui allo scavo delle gallerie di St Georgen, che le confermò di
averlo visto morire.