Ettore Paesani
Nato l’11 febbraio 1922 ad Ascoli Piceno, era arrivato a Sesto nel 1926 con i genitori: il padre era attratto dalla ricerca di manodopera che lo sviluppo
industriale della città richiedeva e infatti aveva trovato lavoro alla Breda.
Tutti in famiglia erano convinti antifascisti, il padre iscritto al Partito comunista clandestino dopo essere stato anarchico.
Ettore entrò alla Breda V sezione come lattoniere e poi installatore. La Breda Aeronautica dopo l’8 settembre aveva un cospicuo numero di operai e dirigenti che si opponevano al fascismo e una rete di compagni, organizzati clandestinamente, che procuravano armi ai partigiani e ai Gappisti.
Ettore entrò in contatto con la Resistenza operaia e per questo motivo fu coinvolto negli arresti che colpirono gli operai della Breda nella notte tra
13 e il 14 marzo 1944: era la risposta dei nazifascisti per chi aveva osato fermare la produzione per il Reich.
La mattina successiva iniziò l’angosciata e infruttuosa ricerca da parte della madre e della sorella. Il giorno dopo venne loro consegnato un biglietto che Ettore era riuscito a buttare dal camion che da San Vittore portava i carcerati a Bergamo, proprio sul cavalcavia ferroviario Buozzi, vicino a casa. Sul biglietto si legge: “Chi trova questo biglietto faccia la gentilezza di recapitarlo in Via Bergomi 8 Sesto San Giovanni. Cari genitori non state in pensiero per me io sto bene, sono in attesa per partire per destinazione ignota. Saluti a tutti voi bacioni da vostro figlio”. Ettore partì da Bergamo il 17 marzo, tre giorni dopo l’arresto. A Mauthausen diventò il numero 59027, Triangolo Rosso; fu subito trasferito a Gusen II, dove nel mese di marzo era iniziata la costruzione di gallerie scavate nella roccia per proteggere le fabbriche di produzione bellica. Il lavoro nelle gallerie era terribile, ogni giorno c’erano feriti e morti portati fuori dai compagni alla fine del turno.
Ettore aveva la fibra forte di un giovane e resistette otto mesi: morì il 3 novembre. La famiglia conobbe la verità solo da Mario Taccioli che era
sopravvissuto.
industriale della città richiedeva e infatti aveva trovato lavoro alla Breda.
Tutti in famiglia erano convinti antifascisti, il padre iscritto al Partito comunista clandestino dopo essere stato anarchico.
Ettore entrò alla Breda V sezione come lattoniere e poi installatore. La Breda Aeronautica dopo l’8 settembre aveva un cospicuo numero di operai e dirigenti che si opponevano al fascismo e una rete di compagni, organizzati clandestinamente, che procuravano armi ai partigiani e ai Gappisti.
Ettore entrò in contatto con la Resistenza operaia e per questo motivo fu coinvolto negli arresti che colpirono gli operai della Breda nella notte tra
13 e il 14 marzo 1944: era la risposta dei nazifascisti per chi aveva osato fermare la produzione per il Reich.
La mattina successiva iniziò l’angosciata e infruttuosa ricerca da parte della madre e della sorella. Il giorno dopo venne loro consegnato un biglietto che Ettore era riuscito a buttare dal camion che da San Vittore portava i carcerati a Bergamo, proprio sul cavalcavia ferroviario Buozzi, vicino a casa. Sul biglietto si legge: “Chi trova questo biglietto faccia la gentilezza di recapitarlo in Via Bergomi 8 Sesto San Giovanni. Cari genitori non state in pensiero per me io sto bene, sono in attesa per partire per destinazione ignota. Saluti a tutti voi bacioni da vostro figlio”. Ettore partì da Bergamo il 17 marzo, tre giorni dopo l’arresto. A Mauthausen diventò il numero 59027, Triangolo Rosso; fu subito trasferito a Gusen II, dove nel mese di marzo era iniziata la costruzione di gallerie scavate nella roccia per proteggere le fabbriche di produzione bellica. Il lavoro nelle gallerie era terribile, ogni giorno c’erano feriti e morti portati fuori dai compagni alla fine del turno.
Ettore aveva la fibra forte di un giovane e resistette otto mesi: morì il 3 novembre. La famiglia conobbe la verità solo da Mario Taccioli che era
sopravvissuto.