Diego Zanello
Diego arrivò a Sesto nel 1929 da un piccolo paese in provincia di Udine, insieme alla madre e ai fratelli. Lavorava alla II sezione della Breda come
falegname. Sappiamo poco di quella che era la sua vita, che cosa pensava del Fascismo lo capiamo dalla sua adesione al più grande sciopero avvenuto nei territori controllati dal Reich, a cui seguì subito la forte repressione da parte dei nazisti, sostenuti e aiutati dai militi della Repubblica di Salò.
Diego fu arrestato nella sua abitazione la prima notte dopo l’inizio dello sciopero. Portato a San Vittore fu trasferito subito dopo a Fossoli, un campo di raccolta nei pressi di Modena forse perché San Vittore in quei primi giorni era molto affollato a causa dei tanti arresti che si stavano svolgendo. Da Fossoli partì in un vagone che venne agganciato al convoglio partito da Firenze, che raccoglieva 597 scioperanti di tutte le fabbriche del Nord e Centro Italia. A Mauthausen Diego fu immatricolato l’11 marzo col numero 57477: iniziava così la prima deprivazione, Diego diventò un numero, senza alcun diritto, poteva solo obbedire, patire la fame, fare i lavori più duri per 12-14 ore ogni giorno, oggetto di continue angherie e violenze da parte delle SS. Fu presto trasferito nel sottocampo di Ebensee, un campo di lavoro durissimo, in cui si costruivano grandi gallerie nella montagna per istallarvi una fabbrica di parti di motore per carri armati e autocarri. Costretti a svolgere nelle gallerie un lavoro estenuante, con un clima gelido e un’alimentazione miserabile, i deportati sopravvivevano in media qualche mese. Su un totale di 1131 italiani, 717 – ben il 63% – non fecero ritorno a casa. Diego sopravvisse fino al 21 aprile 1945, aveva una forte fibra, aveva solo 34 anni.
falegname. Sappiamo poco di quella che era la sua vita, che cosa pensava del Fascismo lo capiamo dalla sua adesione al più grande sciopero avvenuto nei territori controllati dal Reich, a cui seguì subito la forte repressione da parte dei nazisti, sostenuti e aiutati dai militi della Repubblica di Salò.
Diego fu arrestato nella sua abitazione la prima notte dopo l’inizio dello sciopero. Portato a San Vittore fu trasferito subito dopo a Fossoli, un campo di raccolta nei pressi di Modena forse perché San Vittore in quei primi giorni era molto affollato a causa dei tanti arresti che si stavano svolgendo. Da Fossoli partì in un vagone che venne agganciato al convoglio partito da Firenze, che raccoglieva 597 scioperanti di tutte le fabbriche del Nord e Centro Italia. A Mauthausen Diego fu immatricolato l’11 marzo col numero 57477: iniziava così la prima deprivazione, Diego diventò un numero, senza alcun diritto, poteva solo obbedire, patire la fame, fare i lavori più duri per 12-14 ore ogni giorno, oggetto di continue angherie e violenze da parte delle SS. Fu presto trasferito nel sottocampo di Ebensee, un campo di lavoro durissimo, in cui si costruivano grandi gallerie nella montagna per istallarvi una fabbrica di parti di motore per carri armati e autocarri. Costretti a svolgere nelle gallerie un lavoro estenuante, con un clima gelido e un’alimentazione miserabile, i deportati sopravvivevano in media qualche mese. Su un totale di 1131 italiani, 717 – ben il 63% – non fecero ritorno a casa. Diego sopravvisse fino al 21 aprile 1945, aveva una forte fibra, aveva solo 34 anni.