
Cesare Lorenzi
Cesare Lorenzi nasce il 14 dicembre 1903 a Guardistallo (Pisa) da una modesta famiglia, ultimo di otto figli educati dal padre socialista agli ideali di giustizia, libertà e democrazia. A diciannove anni viene arrestato e torturato, perché accusato di aver ucciso un giovane fascista. Dopo sei mesi di detenzione, riconosciuto innocente, viene scarcerato. A seguito di questa drammatica esperienza, si trasferisce a Sesto San Giovanni e trova lavoro come meccanico specializzato allo stabilimento Falck Concordia dove già lavorano due suoi fratelli.
Nella fabbrica solida rizza con numerosi antifascisti che gli affidano l’impegno di cassiere del Soccorso Rosso. Partecipa a tutta l’attività clandestina che sfocia negli scioperi del ‘43 e del ‘44.
Il 4 marzo 1944 due fascisti in borghese lo fermano per strada e lo portano alla Caserma San Fedele di Milano, dove viene trattenuto per un mese, durante il quale, a scopo intimidatorio, lo sottopongono ad una finta fucilazione. Il silenzio è la sua risposta. Trasferito al carcere di San Vittore, l’8 aprile è condotto al Binario 21 della Stazione Centrale di Milano e caricato su un treno proveniente da Novi Ligure che trasportava altri scioperanti liguri. Durante una lunga sosta del treno a Brescia riesce a vedere moglie e figlia che lo hanno raggiunto, avvisate della sua par tenza da un biglietto gettato dal treno e raccolto da un passante.
Giunge a Mauthausen il 16 aprile e viene immatricolato col numero 63754. Dopo alcuni mesi, il 1° dicembre 1944 viene trasferito, insieme ad altri 1120 detenuti, ad Auschwitz. Il 18 gennaio inizia l’evacuazione del Lager: i deportati vengono avviati a piedi nel gelo dell’inverno e infine caricati su vagoni merci verso Mauthausen. Cesare è destinato in uno dei 60 sottocampi di Mauthausen, Wien-SaurerWerke, dove si producevano motori per carri armati. Muore qualche giorno dopo la liberazione del campo, il 22 maggio 1945 nel 130th Evacuation Hospital americano di Mauthausen per tubercolosi.
Nella fabbrica solida rizza con numerosi antifascisti che gli affidano l’impegno di cassiere del Soccorso Rosso. Partecipa a tutta l’attività clandestina che sfocia negli scioperi del ‘43 e del ‘44.
Il 4 marzo 1944 due fascisti in borghese lo fermano per strada e lo portano alla Caserma San Fedele di Milano, dove viene trattenuto per un mese, durante il quale, a scopo intimidatorio, lo sottopongono ad una finta fucilazione. Il silenzio è la sua risposta. Trasferito al carcere di San Vittore, l’8 aprile è condotto al Binario 21 della Stazione Centrale di Milano e caricato su un treno proveniente da Novi Ligure che trasportava altri scioperanti liguri. Durante una lunga sosta del treno a Brescia riesce a vedere moglie e figlia che lo hanno raggiunto, avvisate della sua par tenza da un biglietto gettato dal treno e raccolto da un passante.
Giunge a Mauthausen il 16 aprile e viene immatricolato col numero 63754. Dopo alcuni mesi, il 1° dicembre 1944 viene trasferito, insieme ad altri 1120 detenuti, ad Auschwitz. Il 18 gennaio inizia l’evacuazione del Lager: i deportati vengono avviati a piedi nel gelo dell’inverno e infine caricati su vagoni merci verso Mauthausen. Cesare è destinato in uno dei 60 sottocampi di Mauthausen, Wien-SaurerWerke, dove si producevano motori per carri armati. Muore qualche giorno dopo la liberazione del campo, il 22 maggio 1945 nel 130th Evacuation Hospital americano di Mauthausen per tubercolosi.