Celeste Bolognesi
Era nato nel 1884 a Montanaso Lombardo, nel Lodigiano, da cui come tanti altri si trasferì nel 1912, attratto dallo sviluppo industriale di Sesto San Giovanni, che richiedeva sempre maggiore manodopera. Qui si era sposato e aveva avuto tre figli.
Lavorava alla Breda IV sezione come tornitore e con lui lavorava anche il figlio maggiore Alfredo. Entrambi attivi nel CLN di fabbrica, erano sostenuti anche dagli altri membri della famiglia, soprattutto dopo che il secondo figlio, Arturo, militare, era stato imprigionato dai tedeschi.
L’arresto avvenne a causa di un disguido: i militi fascisti si presentarono nelle prime ore del mattino del 14 marzo per arrestare il figlio Alfredo, evidentemente maggiormente compromesso nell’attività clandestina.
Per una errata indicazione irruppero in casa di Celeste, che abitava al quarto piano, dando modo così al figlio, che abitava al terzo piano, di sfuggire alla cattura.
Inviato al carcere San Fedele, poi a San Vittore e infine aggiunto ai prigionieri raccolti alla Caserma Umberto I di Bergamo in attesa del convoglio per il Lager, Celeste partì il 17 marzo.
Tre giorni dopo era a Mauthausen e il 24 marzo era già nel sottocampo di Gusen. Un uomo di sessant’anni, per quanto in buona salute e abituato
al lavoro di fabbrica, resistette poche settimane: il 28 aprile fu mandato al Sanitätslager, l’infermeria del campo dove venivano inviati gli inabili al
lavoro. Il 16 maggio viene registrato il decesso “per polmonite”.
Lavorava alla Breda IV sezione come tornitore e con lui lavorava anche il figlio maggiore Alfredo. Entrambi attivi nel CLN di fabbrica, erano sostenuti anche dagli altri membri della famiglia, soprattutto dopo che il secondo figlio, Arturo, militare, era stato imprigionato dai tedeschi.
L’arresto avvenne a causa di un disguido: i militi fascisti si presentarono nelle prime ore del mattino del 14 marzo per arrestare il figlio Alfredo, evidentemente maggiormente compromesso nell’attività clandestina.
Per una errata indicazione irruppero in casa di Celeste, che abitava al quarto piano, dando modo così al figlio, che abitava al terzo piano, di sfuggire alla cattura.
Inviato al carcere San Fedele, poi a San Vittore e infine aggiunto ai prigionieri raccolti alla Caserma Umberto I di Bergamo in attesa del convoglio per il Lager, Celeste partì il 17 marzo.
Tre giorni dopo era a Mauthausen e il 24 marzo era già nel sottocampo di Gusen. Un uomo di sessant’anni, per quanto in buona salute e abituato
al lavoro di fabbrica, resistette poche settimane: il 28 aprile fu mandato al Sanitätslager, l’infermeria del campo dove venivano inviati gli inabili al
lavoro. Il 16 maggio viene registrato il decesso “per polmonite”.