Carlo Toso
Nato nel 1902 in provincia di Rovigo, Carlo era emigrato come tanti dalle regioni del Nord Italia verso le città che richiedevano sempre maggior
manodopera per le industrie. A Sesto si era sposato nel 1929 e aveva avuto un unico figlio nato nel 1921; assunto alla Breda come dispensiere fu
passato poi come magazziniere alla V sezione Aeronautica. Quando il figlio raggiunse l’età per poter lavorare fu assunto anche lui alla Breda: due
stipendi, a quei tempi, costituivano una discreta sicurezza. Non sappiamo da quanto tempo le idee di Carlo fossero diventate contrarie al Fascismo,
certamente la guerra inasprì le condizioni di vita e di lavoro, attivando la reazione operaia che sfociò fin dal marzo 1943 in manifestazioni, scioperi
a scacchiera per la pace, per il miglioramento di mense e salari. Si costi tuirono i Comitati clandestini di fabbrica e Carlo partecipò a quello della
Breda, che organizzava gli aiuti alle prime formazioni partigiane. Il blocco generale della produzione del marzo ’44 causò l‘immediata durissima ritorsione nazifascista contro i lavoratori: come tanti compagni della Breda Carlo fu arrestato, nella notte tra il 13 e il 14 marzo e in pochi giorni inviato a Mauthausen, trasformato in uno schiavo del Reich. Tre giorni dopo l’arrivo era già impiegato a Gusen, ma il suo fisico resistette poco tempo:
il 28 aprile venne riportato a Mauthausen e ricoverato al Sanitätslager, l’infermeria. Purtroppo, come veniva annunciato all’arrivo dal Führer-SS
“Qui vi sono solo vivi che lavorano o morti. I malati devono morire!”, visto che le sue condizioni di debolezza non miglioravano, Carlo fu portato al
Castello di Hartheim, dove sotto la finta definizione di “convalescenziario” in realtà venivano uccisi col gas gli inabili al lavoro. Carlo vi fu assassinato il 9 settembre 1944.
manodopera per le industrie. A Sesto si era sposato nel 1929 e aveva avuto un unico figlio nato nel 1921; assunto alla Breda come dispensiere fu
passato poi come magazziniere alla V sezione Aeronautica. Quando il figlio raggiunse l’età per poter lavorare fu assunto anche lui alla Breda: due
stipendi, a quei tempi, costituivano una discreta sicurezza. Non sappiamo da quanto tempo le idee di Carlo fossero diventate contrarie al Fascismo,
certamente la guerra inasprì le condizioni di vita e di lavoro, attivando la reazione operaia che sfociò fin dal marzo 1943 in manifestazioni, scioperi
a scacchiera per la pace, per il miglioramento di mense e salari. Si costi tuirono i Comitati clandestini di fabbrica e Carlo partecipò a quello della
Breda, che organizzava gli aiuti alle prime formazioni partigiane. Il blocco generale della produzione del marzo ’44 causò l‘immediata durissima ritorsione nazifascista contro i lavoratori: come tanti compagni della Breda Carlo fu arrestato, nella notte tra il 13 e il 14 marzo e in pochi giorni inviato a Mauthausen, trasformato in uno schiavo del Reich. Tre giorni dopo l’arrivo era già impiegato a Gusen, ma il suo fisico resistette poco tempo:
il 28 aprile venne riportato a Mauthausen e ricoverato al Sanitätslager, l’infermeria. Purtroppo, come veniva annunciato all’arrivo dal Führer-SS
“Qui vi sono solo vivi che lavorano o morti. I malati devono morire!”, visto che le sue condizioni di debolezza non miglioravano, Carlo fu portato al
Castello di Hartheim, dove sotto la finta definizione di “convalescenziario” in realtà venivano uccisi col gas gli inabili al lavoro. Carlo vi fu assassinato il 9 settembre 1944.