Angelo Villa
Si faceva chiamare Fiorita, ma era una battuta scherzosa, che gli avevano attribuito per il suo carattere scherzoso. Abitava con la sua famiglia in una palazzina dietro la ferrovia, dove andava a veder passare i treni. Fin da bambino frequentava il Circolo Avvenire, poi da ragazzino il bar “Polo Nord”. Aveva 18 anni quando i Morganti chiusero il bar e aprirono il “Caffè Carducci”, dove Angelo fece parte della Associazione calcistica “Boni & Fanciulli”, come caposquadra.
Faceva il lattoniere alla Breda V sezione, dove distribuiva clandestinamente “L’Unità”, “Il Combattente”, “La Fabbrica”, sempre disponibile a confrontarsi con i compagni.
Con l’intensificarsi del suo coinvolgimento nei sabotaggi in fabbrica dopo l’8 settembre ’43 la sua presenza a Sesto era sempre meno sicura,
così, scampato agli arresti degli scioperi del marzo ’44, Angelo prese la via della montagna, nominato Commissario Politico della 55a Brigata
Fratelli Rosselli. Guidò il suo gruppo in molte azioni nel Lecchese, fino a quando una notte a Introbio fu ferito al polmone da tre pallottole. Un compagno lo portò al riparo in una casa a Barzio, ma una soffiata lo fece scoprire dopo pochi giorni. Passò da ferito più di un mese a San Vittore,
sempre in infermeria, e ancora malato venne inviato al campo di Bolzano. Da lì tante lettere ai suoi cari, sempre allegro e fiducioso vedeva partire i convogli e sperava nell’avvicinarsi degli alleati.
Purtroppo, l’8 gennaio 1945 toccò a lui. Cercò di fuggire dal vagone staccando delle assi, fu scoperto e brutalmente picchiato. Arrivato a Mauthausen gli venne assegnato il numero di matricola 115773 per poi essere immediatamente inviato al sottocampo di Gusen. Qui trovò la morte a
32 anni: i documenti ci dicono nei giorni successivi alla liberazione del campo, ma la famiglia ricevette la comunicazione ufficiale solo nel 1952.
Faceva il lattoniere alla Breda V sezione, dove distribuiva clandestinamente “L’Unità”, “Il Combattente”, “La Fabbrica”, sempre disponibile a confrontarsi con i compagni.
Con l’intensificarsi del suo coinvolgimento nei sabotaggi in fabbrica dopo l’8 settembre ’43 la sua presenza a Sesto era sempre meno sicura,
così, scampato agli arresti degli scioperi del marzo ’44, Angelo prese la via della montagna, nominato Commissario Politico della 55a Brigata
Fratelli Rosselli. Guidò il suo gruppo in molte azioni nel Lecchese, fino a quando una notte a Introbio fu ferito al polmone da tre pallottole. Un compagno lo portò al riparo in una casa a Barzio, ma una soffiata lo fece scoprire dopo pochi giorni. Passò da ferito più di un mese a San Vittore,
sempre in infermeria, e ancora malato venne inviato al campo di Bolzano. Da lì tante lettere ai suoi cari, sempre allegro e fiducioso vedeva partire i convogli e sperava nell’avvicinarsi degli alleati.
Purtroppo, l’8 gennaio 1945 toccò a lui. Cercò di fuggire dal vagone staccando delle assi, fu scoperto e brutalmente picchiato. Arrivato a Mauthausen gli venne assegnato il numero di matricola 115773 per poi essere immediatamente inviato al sottocampo di Gusen. Qui trovò la morte a
32 anni: i documenti ci dicono nei giorni successivi alla liberazione del campo, ma la famiglia ricevette la comunicazione ufficiale solo nel 1952.