
Angelo Biffi
Angelo Giuseppe Biffi nasce a Villa D’Adda (Bergamo) il 9 giugno 1909, in una famiglia contadina, il maggiore di quattro figli. A causa della
morte improvvisa del padre, si trova a dover aiutare economicamente la madre ed i tre fratelli. Con l’aiuto di uno zio materno, Angelo trova occupazione alla Falck di Sesto San Giovanni dove diventa tornitore specializzato. Trasferisce quindi la famiglia a Sesto, si sposa e diventa
padre di due figlie, la maggiore delle quali muore a tre mesi d’età.
Lo zio, fervente socialista, lo aiuta a maturare idee antifasciste: Angelo non si iscrive al Partito Nazionale Fascista, partecipa agli scioperi della Falck nel 1942 e 1943, si incontra regolarmente in un bar vicino a casa con tre amici e compagni di lavoro: Raffaele Cardellini, Pietro Marcante e Guglielmo Sistieri per organizzare il comportamento da tenere in fabbrica contro la guerra fascista. Diffonde la stampa clandestina, entra nella 184ma Brigata Garibaldi “Luciano Migliorini” che opera all’interno della Falck. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 la lotta antifascista diventa lotta partigiana contro il nazifascismo ed Angelo continua a divulgare i suoi ideali. Partecipa agli scioperi del 1 marzo ‘44, che paralizzano l’attività industriale nell’Italia settentrionale per otto giorni consecutivi e, per questo, viene arrestato nella sua abitazione, alle 2 di notte del 27 marzo 1944. Rinchiuso dapprima nella Caserma di San Fedele e poi nel carcere di San Vittore a Milano, viene trasferito nella Caserma Umberto I di Bergamo, dove riesce a vedere per l’ultima volta la sua bambina Ionne (la mamma purtroppo non riesce ad assistere all’incontro perché trattenuta dalle guardie) e le consegna alcuni biglietti dove, tra l’altro, scrive: “Sono deciso di seguire il mio destino. Se la fortuna mi segue ci rivedremo ancora. Morale alto come il mio”. L’8 aprile arriva a Mauthausen dove sarà immatricolato con il numero 61566. Il 26 aprile 1944 è trasferito al campo di Gusen dove muore il 15 aprile 1945. La famiglia avrà certezza definitiva della sua morte solo nel 1956.
morte improvvisa del padre, si trova a dover aiutare economicamente la madre ed i tre fratelli. Con l’aiuto di uno zio materno, Angelo trova occupazione alla Falck di Sesto San Giovanni dove diventa tornitore specializzato. Trasferisce quindi la famiglia a Sesto, si sposa e diventa
padre di due figlie, la maggiore delle quali muore a tre mesi d’età.
Lo zio, fervente socialista, lo aiuta a maturare idee antifasciste: Angelo non si iscrive al Partito Nazionale Fascista, partecipa agli scioperi della Falck nel 1942 e 1943, si incontra regolarmente in un bar vicino a casa con tre amici e compagni di lavoro: Raffaele Cardellini, Pietro Marcante e Guglielmo Sistieri per organizzare il comportamento da tenere in fabbrica contro la guerra fascista. Diffonde la stampa clandestina, entra nella 184ma Brigata Garibaldi “Luciano Migliorini” che opera all’interno della Falck. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 la lotta antifascista diventa lotta partigiana contro il nazifascismo ed Angelo continua a divulgare i suoi ideali. Partecipa agli scioperi del 1 marzo ‘44, che paralizzano l’attività industriale nell’Italia settentrionale per otto giorni consecutivi e, per questo, viene arrestato nella sua abitazione, alle 2 di notte del 27 marzo 1944. Rinchiuso dapprima nella Caserma di San Fedele e poi nel carcere di San Vittore a Milano, viene trasferito nella Caserma Umberto I di Bergamo, dove riesce a vedere per l’ultima volta la sua bambina Ionne (la mamma purtroppo non riesce ad assistere all’incontro perché trattenuta dalle guardie) e le consegna alcuni biglietti dove, tra l’altro, scrive: “Sono deciso di seguire il mio destino. Se la fortuna mi segue ci rivedremo ancora. Morale alto come il mio”. L’8 aprile arriva a Mauthausen dove sarà immatricolato con il numero 61566. Il 26 aprile 1944 è trasferito al campo di Gusen dove muore il 15 aprile 1945. La famiglia avrà certezza definitiva della sua morte solo nel 1956.