Angelo Barbieri
Era nato nel 1907 in un piccolo comune in provincia di Milano, che dal 1929 si chiamò Borgo Littorio, ora Borgo San Giovanni in provincia di
Lodi. Trasferitosi a Sesto San Giovanni, lavorava alla Breda I sezione come fresatore.
Sposato con Rosa Bonali, al momento dell’arresto aveva un figlio di nove anni.
Aveva subito una condanna dal Tribunale Speciale per la difesa dello Stato nel 1931 in quanto comunista, era stato incarcerato per tre anni e
sottoposto a vigilanza speciale fino al 1942.
Probabilmente sorvegliato a causa dei suoi precedenti, fu arrestato il 14 marzo 1944 a seguito degli scioperi, portato di notte alla Questura di
Sesto, poi al Carcere San Fedele a Milano e infine a San Vittore.
Da lì, solo pochi giorni dopo venne inviato alla caserma Umberto I di Bergamo, dove si andava formando il trasporto per la Germania con gli
scioperanti arrestati da tutte le zone del Nord Italia. Partì da Bergamo il 17 marzo e insieme a 562 compagni venne immatricolato il 20 marzo
col n. 58691 e poi trasferito nel terribile sottocampo di Gusen, chiamato “la tomba degli Italiani” per la grande quantità di decessi. Il numero dei
sopravvissuti di questo convoglio è stato calcolato nel 60 per cento: più della metà morì di fatica e di stenti.
Anche Angelo non sopravvisse, la registrazione di morte dice per “collasso cardiocircolatorio” il 7 marzo 1945, all’età di 38 anni.
Lodi. Trasferitosi a Sesto San Giovanni, lavorava alla Breda I sezione come fresatore.
Sposato con Rosa Bonali, al momento dell’arresto aveva un figlio di nove anni.
Aveva subito una condanna dal Tribunale Speciale per la difesa dello Stato nel 1931 in quanto comunista, era stato incarcerato per tre anni e
sottoposto a vigilanza speciale fino al 1942.
Probabilmente sorvegliato a causa dei suoi precedenti, fu arrestato il 14 marzo 1944 a seguito degli scioperi, portato di notte alla Questura di
Sesto, poi al Carcere San Fedele a Milano e infine a San Vittore.
Da lì, solo pochi giorni dopo venne inviato alla caserma Umberto I di Bergamo, dove si andava formando il trasporto per la Germania con gli
scioperanti arrestati da tutte le zone del Nord Italia. Partì da Bergamo il 17 marzo e insieme a 562 compagni venne immatricolato il 20 marzo
col n. 58691 e poi trasferito nel terribile sottocampo di Gusen, chiamato “la tomba degli Italiani” per la grande quantità di decessi. Il numero dei
sopravvissuti di questo convoglio è stato calcolato nel 60 per cento: più della metà morì di fatica e di stenti.
Anche Angelo non sopravvisse, la registrazione di morte dice per “collasso cardiocircolatorio” il 7 marzo 1945, all’età di 38 anni.