Mario Piraccini
Nato nel 1903 a Cesena in provincia di Forlì e trasferitosi a Sesto, assunto alla Falck come segretario del direttore dello stabilimento Concordia,
Mario non nascondeva le sue idee di socialista, anche se l’attività nell’organizzazione per l’invio in montagna dei renitenti alla leva all’interno
della fabbrica era molto pericolosa. Infatti, fu grazie a una delazione che vennero convocati in Direzione, alle 12 del 6 dicembre 1943, lui, Natale
Canducci e Athos Gori. I convocati erano 5, ma grazie all’avvertimento di Piraccini, due di loro riuscirono a nascondersi. Appena entrati nell’ufficio
vennero afferrati dalla Polizia fascista accompagnata da alcune SS. Perquisiti, caricati su un’auto, mandati al carcere allestito nella Villa Reale
di Monza, dove cercarono di ottenere tutti i nomi degli organizzatori, inutilmente, malgrado le minacce e le percosse. Quindi 6 mesi rinchiuso a San Vittore, dove tutti impararono a conoscerlo: le testimonianze ci parlano della solidarietà e aiuto morale che dava a chiunque. Il 9 giugno venne inviato nel campo di transito di Fossoli, da lì a fine luglio al Campo di Bolzano e infine il 5 agosto il suo nome fu letto nell’elenco dei chiamati
per l’invio a Mauthausen. Ma il suo tragitto non era ancora terminato:
neanche venti giorni dopo fu trasferito al terribile Lager di Gusen. La sua resistenza fisica durò solo 3 mesi: il 26 novembre moriva a 39 anni di
setticemia per una ferita al braccio.
Mario non nascondeva le sue idee di socialista, anche se l’attività nell’organizzazione per l’invio in montagna dei renitenti alla leva all’interno
della fabbrica era molto pericolosa. Infatti, fu grazie a una delazione che vennero convocati in Direzione, alle 12 del 6 dicembre 1943, lui, Natale
Canducci e Athos Gori. I convocati erano 5, ma grazie all’avvertimento di Piraccini, due di loro riuscirono a nascondersi. Appena entrati nell’ufficio
vennero afferrati dalla Polizia fascista accompagnata da alcune SS. Perquisiti, caricati su un’auto, mandati al carcere allestito nella Villa Reale
di Monza, dove cercarono di ottenere tutti i nomi degli organizzatori, inutilmente, malgrado le minacce e le percosse. Quindi 6 mesi rinchiuso a San Vittore, dove tutti impararono a conoscerlo: le testimonianze ci parlano della solidarietà e aiuto morale che dava a chiunque. Il 9 giugno venne inviato nel campo di transito di Fossoli, da lì a fine luglio al Campo di Bolzano e infine il 5 agosto il suo nome fu letto nell’elenco dei chiamati
per l’invio a Mauthausen. Ma il suo tragitto non era ancora terminato:
neanche venti giorni dopo fu trasferito al terribile Lager di Gusen. La sua resistenza fisica durò solo 3 mesi: il 26 novembre moriva a 39 anni di
setticemia per una ferita al braccio.