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Marcello Lorenzini
Marcello Lorenzini era nato a Caprino Veronese e come tanti altri era arrivato a Sesto San Giovanni grazie allo sviluppo dell’industria siderurgica della città, che richiamò molta manodopera da tutta l’Italia, soprattutto dalle zone in crisi economica dopo la Prima Guerra Mondiale. Aveva quindi trovato lavoro alla Breda I sezione, affermandosi come operaio specializzato, tornitore, un lavoro molto qualificato all’epoca.
Partecipò ai grandi scioperi del marzo 1944, a cui fece seguito una enorme ondata di deportazioni: la risposta dell’occupante nazista a chi aveva osato fermare la produzione per il Reich. Buona parte dei dipendenti della Breda erano con lui al carcere di San Fedele e poi a San Vittore, dove il 14 marzo nel raggio tedesco venne compilato lo Streikertransport (trasporto scioperanti) nel cui elenco troviamo i nomi di tanti sestesi, che stiamo commemorando con le pietre d’inciampo di quest’anno. Tutti gli scioperanti arrestati furono raccolti poi alla Caserma Umberto I di Bergamo, dove si formò il convoglio di 566 uomini e 7 donne per la deportazione in Germania.
Arrivato a Mauthausen il 20 marzo 1944, Marcello fu immatricolato col numero 59075, SchutzHaf Triangolo Rosso, che indicava i deportati per motivi di sicurezza.
Dopo pochissimi giorni, fu inviato a Gusen, destinato a un’attività che non ci è stato possibile indentificare. Sappiamo dalla ricostruzione storica che in quei mesi moltissimi deportati furono addetti alla costruzione di gallerie scavate nella roccia in cui insediare la produzione bellica in luogo
protetto dai bombardamenti alleati e nella costruzione di nuove baracche. Molti di questo gruppo ebbero questa drammatica destinazione, da cui il nome di Gusen “cimitero degli italiani” per l’alto numero di deceduti.
Marcello morì dopo nemmeno un mese a Gusen, il 20 aprile 1944 per setticemia, forse a seguito di un infortunio.
Partecipò ai grandi scioperi del marzo 1944, a cui fece seguito una enorme ondata di deportazioni: la risposta dell’occupante nazista a chi aveva osato fermare la produzione per il Reich. Buona parte dei dipendenti della Breda erano con lui al carcere di San Fedele e poi a San Vittore, dove il 14 marzo nel raggio tedesco venne compilato lo Streikertransport (trasporto scioperanti) nel cui elenco troviamo i nomi di tanti sestesi, che stiamo commemorando con le pietre d’inciampo di quest’anno. Tutti gli scioperanti arrestati furono raccolti poi alla Caserma Umberto I di Bergamo, dove si formò il convoglio di 566 uomini e 7 donne per la deportazione in Germania.
Arrivato a Mauthausen il 20 marzo 1944, Marcello fu immatricolato col numero 59075, SchutzHaf Triangolo Rosso, che indicava i deportati per motivi di sicurezza.
Dopo pochissimi giorni, fu inviato a Gusen, destinato a un’attività che non ci è stato possibile indentificare. Sappiamo dalla ricostruzione storica che in quei mesi moltissimi deportati furono addetti alla costruzione di gallerie scavate nella roccia in cui insediare la produzione bellica in luogo
protetto dai bombardamenti alleati e nella costruzione di nuove baracche. Molti di questo gruppo ebbero questa drammatica destinazione, da cui il nome di Gusen “cimitero degli italiani” per l’alto numero di deceduti.
Marcello morì dopo nemmeno un mese a Gusen, il 20 aprile 1944 per setticemia, forse a seguito di un infortunio.