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Lisimaco Generali
Nato a Pistoia il 16 febbraio 1888, si era sposato a Sesto ed era entrato alla Breda V sezione Aeronautica. Dal matrimonio erano nati due figli: una
famiglia come tante. Lisimaco viene descritto dalla figlia come un uomo di carattere riservato: parlava poco, scriveva poesie, non ostentava il suo
pensiero politico, niente poteva far presumere idee antifasciste, anche se su di loro poteva pesare il fatto che la moglie era stata l’infermiera di
Anna Kuliscioff a Milano ed era stata processata per aver favorito la fuga di Filippo Turati da Milano. Quando Lisimaco fu obbligato con l’ennesina
richiesta a prendere la tessera fascista, accettò senza opporsi. Ciononostante, faceva parte del CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) clandestino della Breda. Molto probabilmente sulla base di questo sospetto fu arrestato il 7 marzo 1944, l’ultimo giorno di sciopero. La moglie si recò al Comando tedesco di Milano, dove confermarono l’arresto consegnandole portafoglio e orologio del marito. A San Vittore, secondo la testimonianza della figlia, fu torturato a sangue.
Dopo quasi due mesi di carcere, il 27 aprile dal Binario 21 di Milano venne trasferito al campo di transito di Fossoli, dove la moglie riuscì finalmente
a fargli visita e lui potè scriverle delle lettere. In una si legge: “Qualsiasi cosa succeda, ricorda che non ho fatto nulla di male”. Dopo tre mesi, per
l’avvicinarsi degli Alleati tutti i prigionieri furono trasferiti nel campo di Bolzano, destinati dopo pochi giorni al Lager di Mauthausen. Lisimaco venne
immatricolato il 7 agosto col numero 82369 e a ottobre fu trasferito a Gusen, un campo terribile, dove morirono 97 sestesi. Dopo quattro mesi in
quel campo, lo sfinimento dell’organismo ne provocò la morte, il 7 gennaio 1945. Tra quattro carceri e Lager erano passati dieci mesi.
famiglia come tante. Lisimaco viene descritto dalla figlia come un uomo di carattere riservato: parlava poco, scriveva poesie, non ostentava il suo
pensiero politico, niente poteva far presumere idee antifasciste, anche se su di loro poteva pesare il fatto che la moglie era stata l’infermiera di
Anna Kuliscioff a Milano ed era stata processata per aver favorito la fuga di Filippo Turati da Milano. Quando Lisimaco fu obbligato con l’ennesina
richiesta a prendere la tessera fascista, accettò senza opporsi. Ciononostante, faceva parte del CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) clandestino della Breda. Molto probabilmente sulla base di questo sospetto fu arrestato il 7 marzo 1944, l’ultimo giorno di sciopero. La moglie si recò al Comando tedesco di Milano, dove confermarono l’arresto consegnandole portafoglio e orologio del marito. A San Vittore, secondo la testimonianza della figlia, fu torturato a sangue.
Dopo quasi due mesi di carcere, il 27 aprile dal Binario 21 di Milano venne trasferito al campo di transito di Fossoli, dove la moglie riuscì finalmente
a fargli visita e lui potè scriverle delle lettere. In una si legge: “Qualsiasi cosa succeda, ricorda che non ho fatto nulla di male”. Dopo tre mesi, per
l’avvicinarsi degli Alleati tutti i prigionieri furono trasferiti nel campo di Bolzano, destinati dopo pochi giorni al Lager di Mauthausen. Lisimaco venne
immatricolato il 7 agosto col numero 82369 e a ottobre fu trasferito a Gusen, un campo terribile, dove morirono 97 sestesi. Dopo quattro mesi in
quel campo, lo sfinimento dell’organismo ne provocò la morte, il 7 gennaio 1945. Tra quattro carceri e Lager erano passati dieci mesi.