
Giovanni Santambrogio
Cittadino sestese dalla nascita avvenuta il 26 giugno 1915, viveva solo con la madre in un piccolo bilocale.
Praticava con passione la pallacanestro, e i suoi compagni di sport lo ricordano come giocatore corretto e leale, composto e misurato nell’impegno sportivo. Era anche un tipo allegro, brillante, che sapeva cavarsela sempre, così lo descrive la sorella. Lavorava alla Breda sezione Aeronautica come lattoniere e partecipava al gruppo clandestino della 128a Brigata GAP (Gruppi di Azione Patriottica) di fabbrica.
Fu arrestato, come tutti quelli della V sezione Breda, nella notte tra il 13 e il 14 marzo, con le solite modalità: si presentavano questurini e fascisti di
notte, mentre tutti dormivano per fare poco scalpore, e con fare arrendevole dicevano “solo per informazioni”. Invece si trattava sempre di un
arresto, e la madre, come le mogli e le sorelle di tanti, dovette dannarsi a cercare il luogo dove era stato rinchiuso. La solidarietà di queste donne che facevano da passaparola tra tutte, fece capire a sua madre che era stato rinchiuso a Bergamo. Purtroppo, non riuscì a parlargli un’ultima volta:
il convoglio, che trasportava 566 scioperati e 7 donne era già partito, tre giorni dopo l’arresto.
Giovanni fu immatricolato il 20 marzo col numero 59125 a Mauthausen come SchurzHaf, prigioniero per motivi di sicurezza. Quattro giorni dopo
era già nel sottocampo di Gusen II e un mese dopo utilizzato nel Kommando Georgenmühle della ditta Steyr-Daimler-Puch per la produzione
bellica del Reich. Le drammatiche condizioni di lavoro, l’alimentazione insufficiente, il freddo, logorarono il suo organismo: morì il 28 marzo 1945
per insufficienza cardiaca, a 40 anni.
Praticava con passione la pallacanestro, e i suoi compagni di sport lo ricordano come giocatore corretto e leale, composto e misurato nell’impegno sportivo. Era anche un tipo allegro, brillante, che sapeva cavarsela sempre, così lo descrive la sorella. Lavorava alla Breda sezione Aeronautica come lattoniere e partecipava al gruppo clandestino della 128a Brigata GAP (Gruppi di Azione Patriottica) di fabbrica.
Fu arrestato, come tutti quelli della V sezione Breda, nella notte tra il 13 e il 14 marzo, con le solite modalità: si presentavano questurini e fascisti di
notte, mentre tutti dormivano per fare poco scalpore, e con fare arrendevole dicevano “solo per informazioni”. Invece si trattava sempre di un
arresto, e la madre, come le mogli e le sorelle di tanti, dovette dannarsi a cercare il luogo dove era stato rinchiuso. La solidarietà di queste donne che facevano da passaparola tra tutte, fece capire a sua madre che era stato rinchiuso a Bergamo. Purtroppo, non riuscì a parlargli un’ultima volta:
il convoglio, che trasportava 566 scioperati e 7 donne era già partito, tre giorni dopo l’arresto.
Giovanni fu immatricolato il 20 marzo col numero 59125 a Mauthausen come SchurzHaf, prigioniero per motivi di sicurezza. Quattro giorni dopo
era già nel sottocampo di Gusen II e un mese dopo utilizzato nel Kommando Georgenmühle della ditta Steyr-Daimler-Puch per la produzione
bellica del Reich. Le drammatiche condizioni di lavoro, l’alimentazione insufficiente, il freddo, logorarono il suo organismo: morì il 28 marzo 1945
per insufficienza cardiaca, a 40 anni.