Francesco Arriciati
Nato a Bressana Bottarone il 21 novembre 1913, si era trasferito a Sesto San Giovanni negli anni ’30, dove abitava con la moglie Rosa Arzuffi, conosciuta alla Breda e sposata nel 1942.
Lavorava come metalmeccanico alla Breda III sezione; membro del CLN clandestino della fabbrica, partecipò agli scioperi del marzo 1944. Venne
arrestato subito dopo, il 14 marzo, portato di notte alla Questura di Sesto, poi al Carcere di San Fedele a Milano e infine incarcerato a San Vittore.
Da lì, solo pochi giorni dopo venne inviato alla caserma Umberto I di Bergamo, dove si andava formando il trasporto per la Germania. Da Bergamo riuscì a inviare alcuni biglietti alla moglie, incinta da cinque mesi, in cui tra l’altro si legge «Vai a ritirare tutti i soldi che mi aspetta dalla Breda.
Tu non allarmarti - Stai calma...sopporta con fede e vedrai che avremo ancora giorni di gioia».
Insieme a 561 compagni arrestati in tutto il Nord Italia, fu deportato a Mauthausen il 17 marzo. Il 20 marzo gli fu assegnato il n. 58675.
Secondo la testimonianza della moglie sarebbe stato prelevato ancora infortunato alla schiena, portava un busto di gesso per un incidente sul lavoro in cui si era incrinato due vertebre. Ciononostante, fu inviato al lavoro al sottocampo di Linz III, dove era attiva la produzione di acciaio e un impianto di riciclaggio delle scorie di fusione.
Morì dopo soli quattro mesi, il 25 luglio 1944 alle 10,30 sotto un bombardamento alleato e venne cremato a Gusen. La famiglia non seppe più niente di lui fino all’ottobre 1945.
Lavorava come metalmeccanico alla Breda III sezione; membro del CLN clandestino della fabbrica, partecipò agli scioperi del marzo 1944. Venne
arrestato subito dopo, il 14 marzo, portato di notte alla Questura di Sesto, poi al Carcere di San Fedele a Milano e infine incarcerato a San Vittore.
Da lì, solo pochi giorni dopo venne inviato alla caserma Umberto I di Bergamo, dove si andava formando il trasporto per la Germania. Da Bergamo riuscì a inviare alcuni biglietti alla moglie, incinta da cinque mesi, in cui tra l’altro si legge «Vai a ritirare tutti i soldi che mi aspetta dalla Breda.
Tu non allarmarti - Stai calma...sopporta con fede e vedrai che avremo ancora giorni di gioia».
Insieme a 561 compagni arrestati in tutto il Nord Italia, fu deportato a Mauthausen il 17 marzo. Il 20 marzo gli fu assegnato il n. 58675.
Secondo la testimonianza della moglie sarebbe stato prelevato ancora infortunato alla schiena, portava un busto di gesso per un incidente sul lavoro in cui si era incrinato due vertebre. Ciononostante, fu inviato al lavoro al sottocampo di Linz III, dove era attiva la produzione di acciaio e un impianto di riciclaggio delle scorie di fusione.
Morì dopo soli quattro mesi, il 25 luglio 1944 alle 10,30 sotto un bombardamento alleato e venne cremato a Gusen. La famiglia non seppe più niente di lui fino all’ottobre 1945.