
Ettore Merati
Giuseppe e Ettore Merati, rispettivamente padre e figlio, sono arrestati e deportati insieme, seguono sorti diverse ma ugualmente drammatiche.
Giuseppe nasce a Sesto San Giovanni il 27 maggio 1885; dopo aver lavorato alla Ercole Marelli come operaio percepisce una piccola pensione che arrotonda facendo il guardiano di biciclette all’INAM di Sesto. Suo figlio, nato a Cinisello il 23 febbraio 1912, lavora come infermiere alla V sezione della Breda e vive con i genitori e una sorella. Ettore non ha veri e propri precedenti politici, ma frequenta i suoi cugini che sono dirigenti partigiani, e prima dell’arresto viene alle mani con colleghi di lavoro di fede fascista. Secondo la testimonianza della sorella questi fatti avrebbero causato la denuncia con quello che ne conseguì.
Ettore è arrestato in fabbrica, picchiato violentemente e portato in Questura. Alla sera fascisti in borghese si presentano a casa Merati e arrestano anche il padre Giuseppe. Padre e figlio sono portati a San Vittore, in due celle diverse, dove restano fino al 27 aprile, quando sono inviati al campo di transito di Fossoli.
Ai primi di agosto Ettore e Giuseppe, dopo una breve sosta al campo di Bolzano, sono deportati nel terribile Lager di Mauthausen. Registrati insieme con i due numeri consecutivi 82435 e 82436, sono però separati: il 13 agosto Ettore è trasferito a Gusen, dove è utilizzato dalla Messerschmitt, che costruisce le fusoliere dei caccia a reazione. Giuseppe non sopravvive a lungo alle dure condizioni del Lager, viene portato al Castello di Hartheim e ucciso col monossido di carbonio il 16 dicembre 1944: il destino di molti prigionieri dichiarati inadatti o non più idonei al duro lavoro nel Lager.
Ettore resiste fino al 22 aprile 1945, muore tre giorni prima della Liberazione a 33 anni per insufficienza cardiaca a Gusen, dove morirono moltissimi deportati italiani.
Giuseppe nasce a Sesto San Giovanni il 27 maggio 1885; dopo aver lavorato alla Ercole Marelli come operaio percepisce una piccola pensione che arrotonda facendo il guardiano di biciclette all’INAM di Sesto. Suo figlio, nato a Cinisello il 23 febbraio 1912, lavora come infermiere alla V sezione della Breda e vive con i genitori e una sorella. Ettore non ha veri e propri precedenti politici, ma frequenta i suoi cugini che sono dirigenti partigiani, e prima dell’arresto viene alle mani con colleghi di lavoro di fede fascista. Secondo la testimonianza della sorella questi fatti avrebbero causato la denuncia con quello che ne conseguì.
Ettore è arrestato in fabbrica, picchiato violentemente e portato in Questura. Alla sera fascisti in borghese si presentano a casa Merati e arrestano anche il padre Giuseppe. Padre e figlio sono portati a San Vittore, in due celle diverse, dove restano fino al 27 aprile, quando sono inviati al campo di transito di Fossoli.
Ai primi di agosto Ettore e Giuseppe, dopo una breve sosta al campo di Bolzano, sono deportati nel terribile Lager di Mauthausen. Registrati insieme con i due numeri consecutivi 82435 e 82436, sono però separati: il 13 agosto Ettore è trasferito a Gusen, dove è utilizzato dalla Messerschmitt, che costruisce le fusoliere dei caccia a reazione. Giuseppe non sopravvive a lungo alle dure condizioni del Lager, viene portato al Castello di Hartheim e ucciso col monossido di carbonio il 16 dicembre 1944: il destino di molti prigionieri dichiarati inadatti o non più idonei al duro lavoro nel Lager.
Ettore resiste fino al 22 aprile 1945, muore tre giorni prima della Liberazione a 33 anni per insufficienza cardiaca a Gusen, dove morirono moltissimi deportati italiani.