Bruno Sala
Bruno era nato a Castello di Lecco nel 1913. Trasferitosi a Sesto, dal 1930 al 1934 era stato assunto alla Breda. Si era sposato, e dopo la Breda fu
assunto come meccanico autista dall’Autotrasporti Teruzzi. Venne arrestato nelle retate che seguirono il grande sciopero del marzo 1944: nella
notte del 12 marzo venne portato via da uomini in borghese e rinchiuso a San Vittore. La moglie, con una bambina di 2 anni e in attesa del secondo,
non riuscì più ad averne notizia. Bruno fu subito inserito nello Streikertransport (trasporto scioperanti) compilato nel braccio tedesco del carcere
e, inviato a Bergamo alla Caserma Umberto I, attese la formazione del convoglio che partì il 17 marzo per la Germania. Era il terzo convoglio che
trasportava coloro che avevano aderito allo sciopero che aveva coinvolto, fermando la produzione, tutte le fabbriche del Nord Italia. Gli scioperanti e gli organizzatori antifascisti arrestati come risposta alla più grande mobilitazione generale attuata nell’Europa occupata dai nazifascisti superarono tra marzo e giugno la cifra di 3000 deportati. Bruno giunse a Mauthausen il 20 marzo, fu immatricolato come Schutzhaft, Triangolo Rosso col numero 59115, la classificazione per gli arrestati per motivi di sicurezza per i quali era previsto l’arresto illimitato, e venne inviato prima a Gusen poi, scelto dall’organizzazione dei Lager per le sue competenze lavorative, a Schwechat, vicino all’aeroporto di Vienna, dove lavorò nella produzione di aerei. Dopo il bombardamento dell’aeroporto, la produzione e i prigionieri vennero trasferiti a Neustadt. Bruno vi lavorò pochi mesi: morì il 14 settembre a soli 44 anni di polmonite e insufficienza cardiaca. Un mese prima era nato il suo secondo figlio.
assunto come meccanico autista dall’Autotrasporti Teruzzi. Venne arrestato nelle retate che seguirono il grande sciopero del marzo 1944: nella
notte del 12 marzo venne portato via da uomini in borghese e rinchiuso a San Vittore. La moglie, con una bambina di 2 anni e in attesa del secondo,
non riuscì più ad averne notizia. Bruno fu subito inserito nello Streikertransport (trasporto scioperanti) compilato nel braccio tedesco del carcere
e, inviato a Bergamo alla Caserma Umberto I, attese la formazione del convoglio che partì il 17 marzo per la Germania. Era il terzo convoglio che
trasportava coloro che avevano aderito allo sciopero che aveva coinvolto, fermando la produzione, tutte le fabbriche del Nord Italia. Gli scioperanti e gli organizzatori antifascisti arrestati come risposta alla più grande mobilitazione generale attuata nell’Europa occupata dai nazifascisti superarono tra marzo e giugno la cifra di 3000 deportati. Bruno giunse a Mauthausen il 20 marzo, fu immatricolato come Schutzhaft, Triangolo Rosso col numero 59115, la classificazione per gli arrestati per motivi di sicurezza per i quali era previsto l’arresto illimitato, e venne inviato prima a Gusen poi, scelto dall’organizzazione dei Lager per le sue competenze lavorative, a Schwechat, vicino all’aeroporto di Vienna, dove lavorò nella produzione di aerei. Dopo il bombardamento dell’aeroporto, la produzione e i prigionieri vennero trasferiti a Neustadt. Bruno vi lavorò pochi mesi: morì il 14 settembre a soli 44 anni di polmonite e insufficienza cardiaca. Un mese prima era nato il suo secondo figlio.