Antonio Mancin
Nato nei pressi di Rovigo nel 1899, come tanti era emigrato verso la Lom-
bardia. Trasferitosi a Sesto. lavorava come gruista alla Falck Concordia.
Negli anni della guerra fece parte della cellula comunista di fabbrica.
Venne arrestato nelle retate che seguirono il grande sciopero del marzo 1944: nella notte del 28 marzo -come la maggior parte dei dipendenti
della Falck- venne portato via da uomini in borghese e rinchiuso a San Vittore, dove il 31 marzo venne inserito nello Streikertransport (trasporto
scioperanti) compilato nel braccio tedesco del carcere. Portato in camion a Bergamo alla Caserma Umberto I, attese la formazione del convoglio che partì il 6 aprile per la Germania. Era il quinto convoglio che trasportava organizzatori e scioperanti che avevano fermato la produzione in tutte le fabbriche del Nord Italia. Gli arresti erano la risposta del Reich alla più grande mobilitazione generale attuata nell’Europa occupata dai Nazisti.
Durante il viaggio Antonio e Aldo Marostica tentano la fuga dal vagone senza successo, e Antonio viene immatricolato a Mauthausen l’8 aprile come Schutzhaft, Triangolo Rosso, la classificazione per gli arrestati per motivi di sicurezza per i quali era previsto l’arresto illimitato. Venne inviato poi al terribile sottocampo di Gusen, dove morì la metà dei 68.000 deportati di tutte le nazionalità. Antonio spirò il 27 dicembre: era riuscito a resistere solo otto mesi alla fame, al freddo, al massacrante lavoro, alle percosse. Aveva solo 45 anni. Condivise la sorte di 96 cittadini sestesi che
morirono in quel Lager.
bardia. Trasferitosi a Sesto. lavorava come gruista alla Falck Concordia.
Negli anni della guerra fece parte della cellula comunista di fabbrica.
Venne arrestato nelle retate che seguirono il grande sciopero del marzo 1944: nella notte del 28 marzo -come la maggior parte dei dipendenti
della Falck- venne portato via da uomini in borghese e rinchiuso a San Vittore, dove il 31 marzo venne inserito nello Streikertransport (trasporto
scioperanti) compilato nel braccio tedesco del carcere. Portato in camion a Bergamo alla Caserma Umberto I, attese la formazione del convoglio che partì il 6 aprile per la Germania. Era il quinto convoglio che trasportava organizzatori e scioperanti che avevano fermato la produzione in tutte le fabbriche del Nord Italia. Gli arresti erano la risposta del Reich alla più grande mobilitazione generale attuata nell’Europa occupata dai Nazisti.
Durante il viaggio Antonio e Aldo Marostica tentano la fuga dal vagone senza successo, e Antonio viene immatricolato a Mauthausen l’8 aprile come Schutzhaft, Triangolo Rosso, la classificazione per gli arrestati per motivi di sicurezza per i quali era previsto l’arresto illimitato. Venne inviato poi al terribile sottocampo di Gusen, dove morì la metà dei 68.000 deportati di tutte le nazionalità. Antonio spirò il 27 dicembre: era riuscito a resistere solo otto mesi alla fame, al freddo, al massacrante lavoro, alle percosse. Aveva solo 45 anni. Condivise la sorte di 96 cittadini sestesi che
morirono in quel Lager.