
Alberto Buoso
Alberto nasce a Fratta Polesine nel 1895, e come tanti di quei paesi si trasferisce nel 1931 a Sesto San Giovanni, dove viene assunto alla Falck-Unione come muratore. Ha moglie e due figli, che mantiene con tante difficoltà grazie al suo lavoro.
Non si conoscono i suoi ideali antifascisti, la sua unica “colpa” è quella di aver scioperato nel marzo ’44 e aver avuto contatti col CLN clandestino in fabbrica. È prelevato a casa, nella notte del 27 marzo 1944 con le consuete modalità della Questura fascista: «non si preoccupi, è solo per un controllo». Invece viene inviato a San Vittore, lì sommariamente giudicato come pericoloso oppositore da inviare in Germania: troviamo il suo nome nell’elenco dei detenuti da inviare al convoglio che si andava formando a Bergamo: in 243 stipati nei vagoni piombati in direzione di Mauthausen. Giunge in quel Lager l’8 aprile e viene immatricolato col numero 61585 come Schutzhaf, prigioniero arrestato per motivi di sicurezza.
La sua permanenza a Mauthausen dura fino al 1° dicembre 1944, quando 1120 prigionieri di tutte le nazionalità, accuratamente scelti per mestiere,
vengono inviati ad Auschwitz, probabilmente per iniziare lavori di smantellamento dei sottocampi più vicini alla linea di avanzata sovietica.
Dopodiché di lui si perdono le tracce. Sappiamo che molti del gruppo vengono avviati in marcia nella neve del gennaio 1945 verso Buchenwald, e che altri rientrano a Mauthausen con un trasporto di cui possediamo l’elenco, ma il suo nome manca. È possibile che sia deceduto nella terribile marcia nella neve, oppure durante il lavoro nel gelo, all’aperto. Gli è stata attribuita una data convenzionale di morte: 1° aprile 1945.
Non si conoscono i suoi ideali antifascisti, la sua unica “colpa” è quella di aver scioperato nel marzo ’44 e aver avuto contatti col CLN clandestino in fabbrica. È prelevato a casa, nella notte del 27 marzo 1944 con le consuete modalità della Questura fascista: «non si preoccupi, è solo per un controllo». Invece viene inviato a San Vittore, lì sommariamente giudicato come pericoloso oppositore da inviare in Germania: troviamo il suo nome nell’elenco dei detenuti da inviare al convoglio che si andava formando a Bergamo: in 243 stipati nei vagoni piombati in direzione di Mauthausen. Giunge in quel Lager l’8 aprile e viene immatricolato col numero 61585 come Schutzhaf, prigioniero arrestato per motivi di sicurezza.
La sua permanenza a Mauthausen dura fino al 1° dicembre 1944, quando 1120 prigionieri di tutte le nazionalità, accuratamente scelti per mestiere,
vengono inviati ad Auschwitz, probabilmente per iniziare lavori di smantellamento dei sottocampi più vicini alla linea di avanzata sovietica.
Dopodiché di lui si perdono le tracce. Sappiamo che molti del gruppo vengono avviati in marcia nella neve del gennaio 1945 verso Buchenwald, e che altri rientrano a Mauthausen con un trasporto di cui possediamo l’elenco, ma il suo nome manca. È possibile che sia deceduto nella terribile marcia nella neve, oppure durante il lavoro nel gelo, all’aperto. Gli è stata attribuita una data convenzionale di morte: 1° aprile 1945.